Il 13 novembre scorso è stata una data doppiamente significativa per la vita culturale di Venezia poiché ha visto, contemporaneamente, non solo l’inaugurazione di Palazzo Franchetti all’Accademia, ma anche quella della mostra "Vetri. Nel mondo. Oggi", organizzata dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti in occasione della riapertura al pubblico della sua nuova sede.
Il progetto scientifico della mostra, visitabile fino al 3 aprile 2005, è di Rosa Barovier Mentasti, riconosciuta storica ed esperta nel settore; l’allestimento è a cura del Maestro Pier Luigi Pizzi, scenografo e regista teatrale di fama internazionale. La curatrice della mostra ha selezionato 80 artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo e rappresentanti del movimento internazionale conosciuto come Studio Glass; il risultato è l’esposizione di 170 opere che evidenziano le specificità che hanno assunto le scuole dei diversi paesi, come l’Australia, la Boemia, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, la Finlandia, la Svezia, gli USA e, naturalmente, l’Italia. L’allestimento ideato dal Maestro Pizzi è costituito da fragili struttura d’acciaio che reggono superfici vitree specchiate, volte a moltiplicare magicamente tutti i vetri dell’esposizione, come in un gigantesco caleidoscopio. Anche le installazioni collocate nell’ampio giardino, progettato da Federico Maetzke, trovano negli elementi naturali che circondano il palazzo e si proiettano sul Canal Grande una sistemazione particolare, godibile sia dall’ingresso della mostra da campo S. Stefano, che dal ponte dell’Accademia, costituendo quasi un biglietto da visita di ciò che lo storico e neogotico Palazzo Franchetti riserva al suo interno, non solo a livello di oggetti esposti, ma anche di superfici sapientemente restaurate, secondo il progetto dell’architetto Fulvio Caputo in collaborazione con gli arch. Dino Verlato e Michael Carapetian.
Il vetro, da secoli prodotto tipico di Venezia, è stato scelto dall’Istituto Veneto quale oggetto della mostra per ribadire il proprio legame con la città e con la sua vita produttiva. Si tratta di un materiale che è stato plasmato in modo personalissimo da ogni artista. Le sorelle veneziane Marina e Susanna Sent esibiscono Debutto, un elegante abito femminile, ovviamente in vetro, costituito da perle trasparenti realizzate manualmente a lume e tenute insieme da un filo d’acciaio. Frida Fjellmann, giovane artista svedese, ha portato in mostra leggere nuvole, estremamente realistiche, sospese a mezz’aria all’interno della sala del piano nobile riservata alla Svezia (secondo il criterio di suddivisione dell’area espositiva in base alla nazionalità degli artisti). Tra particolarissime e coloratissime forme vascolari di ogni tipo, sono esposti anche gli Utensili del veneziano Cristiano Bianchin, nonché diverse meduse: quelle dell’artista francese Michele Blondel, sculture stanti, e quelle della veneziana Maria Grazia Rosin, che invece vanno a costituire un lampadario dal sapore e dalle luci che riportano ai fondali marini.
I soggetti zoomorfi sono ben presenti in mostra: la Fenice in volo di Toni Zuccheri, gli insetti specchiati della giovane artista libanese Marya Kazoun, la coppia di galli (di cui uno imbalsamato) del belga Koen Vanmechelen. In vetro è stata realizzata anche una variopinta coppia di teschi, un gruppo di piume, diverse sfere, una coppia di bracciali, una canoa e persino una foresta: si tratta di una grande installazione in vetro trasparente poggiante su di una base metallica opera del finlandese Oiva Toikka. L’artista ceca Alena Matejkova è addirittura arrivata in mostra su di un grande tappeto volante di colore rosa.
E questa è solo la prima delle numerose iniziative culturali che verranno promosse dall’Istituto Veneto nella sua nuova sede di Palazzo Franchetti: il futuro riserva certamente altre sorprese, basta affacciarsi sul ponte dell’Accademia e aspettare.