“Militaire et mari” canta il tenore nella Figlia del Reggimento, reggendo la scena con più “do” acuti che la musica ricordi; e in quel mix di funzioni mi ritrovo, quando prendo in mano, questo Almanacco (Venezia Altrove- almanacco della presenza veneziana nel mondo) Con grande felicità, ogni anno, trovo note e notizie inaspettate, e sono pronto a vagabondare per percorsi intellettuali o meandri mercantili, di grande interesse e gusto.
Farsi spiegare da Gentili quante cose dica il San Francesco di Giovanni Bellini; seguire la saga anglo-francese di famiglie e di figli illegittimi che hanno portato alla straordinaria Wallace Collection; scoprire il mondo molto americano (di banchieri e di industriali del carbone e acciaio o del frumento) che ha via via fatto da base alla Frick Collection; capire come nel tempo si siano andati modificando i termini dei rapporti di produzione e scambio delle opere d’arte, perdersi nel dedalo delle tante famiglie veneziane, delle loro origini, dei loro edifici e possedimenti, dei loro gusti artistici, dei loro periodi di splendore, o di declino; incuriosirsi di quanti potenti e teste coronate, da Filippo II all’imperatore Rodolfo, da Luigi Filippo a Edoardo VII abbiano incrociato e sfruttato i flussi delle opere d’arte prodotte a Venezia: tutto questo, lo riconosco da lettore, è davvero assai piacevole.
Vagabondando e soffermandomi su queste molteplici curiosità, trovo conferma di quanto Venezia sia stata e sia vissuta altrove : in modo vitale. La città ha per secoli irradiato produzione e commercio d’arte, mostrando non già un riferimento, bensì la sorgente prima di un grande e irripetibile flusso culturale. Culturale perché colpisce quanto tale flusso non sia stato soltanto di produzione d’arte, ma sia stato anche di rivisitazione e partecipazione dei miti greci, della tradizione cristiana, degli stili di vita italiani, con le loro calligrafiche estetiche riproposizioni, ma anche con le loro allusioni misteriche. Era un mondo complesso quello che arrivava con le migliaia di opere d’arte, magari comprate soltanto per scelta estetica o per possedere un prestigioso simbolo di status sociale.
Venezia dovrebbe essere conscia di questo ruolo anche ora; non sentirsi impoverita dalla diaspora, più o meno predatoria, del suo patrimonio d’arte, e non sentirsi impoverita dalla genericità e bassa qualità della fruizione turistica di cui è oggetto. Ma sentirsi in fondo orgogliosa del fatto che sia la dispora sia la fruizione turistica, hanno le loro basi nella ricchezza di una stagione culturale che non ha avuto nel tempo eguali al mondo.