I Vaporetti sono certamente uno dei simboli più duraturi di Venezia moderna, espressione di una collettività che , non limitandosi a contemplare il fulgore della sua aristocratica storia, ha operato, a partire da fine ’800, per cogliere le sfide di progresso dell’epoca. Le imbarcazioni del trasporto pubblico sono tanto presenti e radicate nel paesaggio lagunare da rappresentare, per i visitatori, parte costitutiva dell’immagine speciale di cui gode la città, e per i residenti un elemento quasi mimetico, tanto consueto nella normalità del vivere quotidiano, da venirne inglobato. Da qui l’idea di ricostruire l’evoluzione del vaporetto, dando testimonianza di conoscenze progettuali, tecnologiche e organizzative che hanno prodotto, nel tempo, l’addensarsi a Venezia di un sapere specifico, non riscontrabile in alcuna altra città italiana e in pochissime realtà del mondo.

Nel trasporto collettivo Venezia ha anticipato tutte le altre grandi città italiane, introducendo per prima il collegamento a propulsione meccanica verso l’estuario (1872) e poi con il vaporetto Regina Margherita, il servizio in Canal Grande (1881). Tutto questo ben prima delle tranvie a trazione elettrica, che possono essere considerate il corrispondente mezzo di trasporto passeggeri nelle “città di terra”. A Milano la prima tranvia elettrica congiunge Piazza Duomo a Corso Sempione nel 1893, a Roma il primo tram è del 1895, a Torino del 1898. Anche il passaggio alla gestione diretta del Comune avviene a Venezia, prima che altrove, nel 1904, a Torino nel 1907, a Roma nel 1909, a Milano nel 1917, a Napoli nel 1918, a Bologna nel ’24 e a Firenze nel ’34. Da oltre un secolo quindi Venezia ha sviluppato imbarcazioni per rendere più accessibile la città, individuando un mezzo che fosse in grado di adattarsi allo stile d’uso della città, prevalentemente centrato sul camminare a piedi. Il vaporetto è una sorta di ponte mobile su cui il passeggero idealmente continua il suo percorso pedonale spostandosi sull’acqua fra due imbarcaderi. Architetture mobili in prolungamento ideale delle rive, i vaporetti, pur nelle rilevanti differenze morgologiche, richiamano il concetto archetipale di people mover. I diversi tipi di navi nascono dalle molteplici esigenze manifestatasi nel tempo e dai cambiamenti urbanistici della città: piroscafi e motonavi per collegare gli insediamenti lagunari, motobattelli, motoscafi per canali principali, e, con il diffondersi dell’automobile, le motozattere.
La cura per i particolari e per i materiali viene da lontano, come nelle motonavi Rialto e Lido del ’32 con cabine in noce e acero lucidato naturale, sedili in teak lucido, tendine in lino e seta o i piccoli motoscafi progettatti per transitare nel Rio Nuovo, scavato nel ’33, con ringhiere in ottone e bitte in bronzo.
Un’innovazione tecnologica che ha sempre dovuto fare i conti con gli aspetti sociali e gli interessi diffusi della città, come nel caso dei distributori automatici di biglietti introdotti già nel ’29, ma fin da subito utilizzati per tutelare l’occupazione dei bigliettai. Caso unico al mondo il trasporto pubblico lagunare costituisce un passaggio obbligato. Qualsiasi “offerta di città”, dagli eventi-culturali, alle grandi manifestazioni, alle visite, a musei e monumenti, va connessa al servizio reso dai vaporetti. Ma le attività operative vanno sempre ricondotte alle radici profonde della comunità veneziana valorizzando una comune cultura e un patrimonio storico, di cui tutti usufruiamo, forse un pò distrattamente, quasi senza accorgercene.
