martedì 12 ottobre 2004
A Boston, l’Isabella Stewart Gardner
Per soddisfare il suo "plaisir" l’eccentrica mistress ruba al canale anche i balconi
Ketty Gottardo

Nella vittoriana Boston, a fine Ottocento, nasce un palazzo secondo i canoni dell’architettura rinascimentale veneziana, per volere di un’appassionata collezionista, Isabella Stewart Gardner (1840-1924). Nella tranquilla zona di un parco, Isabella concepisce Fenway Court , una dimora che ospiti la raccolta accumulata, da lei e dal marito Jack Gardner, in un quarto di secolo. Nella corte interna, fa installare gli elementi decorativi che ha acquistato nell’ex Serenissima nel 1897, portando a Boston fregi e decori architettonici di alcune facciate di palazzo (fig. 1).

Nel gennaio 1903, il palazzo, di cui è da un anno ricorso il centenario, apre al pubblico; e all’entrata, oggi come ieri, accoglie i visitatori con il motto “‘C’est mon plaisir’”, che riassume la missione voluta da Isabella per il proprio museo. I Gardner, grandi viaggiatori, giungono a Venezia nel 1884, e vi ritrovano alcuni amici. Per più di un mese, Isabella e Jack sono ospiti di Daniel Curtis, loro familiare e proprietario di Palazzo Barbaro sul Canal Grande; mentre il marito guarisce da una malattia che l’ha colpito durante il viaggio, Isabella girovaga incessantemente per la città, e ne studia le opere d’arte, che via via fotografa. I due coniugi torneranno spesso in laguna, sempre a Palazzo Barbaro: il piccolo giardino interno dell’edificio è l’ispirazione per il grande cortile poi ricreato a Fenway Court.

L’artista Andreas Zorn è l’autore di un celebre ritratto, che immortala Isabella a Palazzo Barbaro. Dopo ore passate insieme su una gondola, cullati dalle onde in laguna, l’artista la eterna mentre irrompe esultante nella stanza, da un balcone affacciato sul Canal Grande: il pittore racconta che “‘non tutti i soggetti, ahimè, sono Mrs. Gardner e non tutti gli sfondi il Canal Grande’”.

Di nuovo a Venezia nel 1897, la coppia si concentra nella ricerca di elementi decorativi ed architettonici da utilizzare nell’edificio di prossima costruzione. Tramite l’intermediazione di Francesco Dorigo, i Gardner portano a Boston i balconi originari di palazzo Cavalli – Franchetti, adiacente a quello Barbaro, che, con la complicità di Camillo Boito, autore del restauro, e del Barone Giorgio Franchetti, erano stati sostituti da copie: così almeno spiega la studiosa Mary Mc Leod, anche se molti ritengono che si tratti dei balconi della Ca’ d’Oro (ma forse di alcuni da entrambi gli edifici).

Non solo la corte interna di Fenway Court è ispirata all’architettura veneziana, ma anche la raccolta è ricca di notevoli capolavori eseguiti nella città dei dogi, o da artisti legati alla cultura veneziana. L’acquisto più eccezionale, ancora una volta realizzato con l’aiuto di Berenson, rimane certamente Il ratto d’Europa di Tiziano, una delle “‘poesie’” dipinte dal pittore per il re Filippo II di Spagna tra il 1554 e il 1562.

Per chi visita oggi il museo, prima di entrare nel Salone di Tiziano si attraversa l’intima sala che prende il nome da Veronese, ricoperta di “‘cuoridoro’” in parte provenienti da Venezia, dove erano usati per isolare l’interno dei palazzi dall’umidità. Mrs. Gardner aveva commissionato un soffitto ad imitazione di quelli dorati e dipinti, ammirati negli edifici lagunari, affinché accompagnasse il telero con l’Incoronazione di Ebe eseguito da Caliari e collaboratori. Alle pareti, proprio sotto il dipinto, due vedute di Francesco Guardi con la Riva degli Schiavoni e la Piazzetta vista dal Bacino di San Marco contribuiscono ad arricchire l’atmosfera veneziana del luogo.

Tutta la sala di Veronese è pervasa dal gusto di Isabella per gli oggetti provenienti dalla Serenissima. Sotto un settecentesco Ritratto di un procuratore, forse un Contarini, e sopra un delizioso tavolo rococò, è conservata una Madonna in vetro nero, creazione muranese del Seicento creata per emulare le più antiche figura bizantine. Qualche metro più in là, un grande specchio settecentesco; un tempo adornava le pareti di Palazzo Morosini a San Canzian, di cui mostra lo stemma nella cornice ad intarsio: chissà se, rimirandosi in esso e con attorno tanti oggetti veneziani, Isabella magari tornava, con la memoria, proprio a quelle dolci estati trascorse in laguna, a girovagare tra calli e campielli, nutrendo la propria voglia di conoscere, e poi di collezionare, con le testimonianze di un fasto che nella città non c’era ormai più.

In questi giorni (08/10/2004-07/12/2004) presso la Biblioteca Nazionale Marciana (San Marco, 7, 30124 Venezia) è in corso una mostra su questo tema, dal titolo ‘"Gondola Days"’, Isabella Stewart Gardner e il suo mondo a Palazzo Barbaro-Curtis. (Costo del biglietto: € 11,00 - € 5,50 - € 3,00)