giovedì 30 settembre 2004
VIVEREVENEZIA3: Fino al 3 ottobre a Palazzo Fortuny le proposte di alcune scuole europee che saranno integrate con le idee dei residenti
L’obbiettivo della manifestazione: avviare una discussione sul problema della viabilità in centro storico
M.M.
L’idea della mostra è quella di mettere ordine nella segnaletica di Venezia, città già di per sé labirintica, quasi una medina in cui perdersi è facile. La proposta è stata subito accolta dal presidente del Consorzio Venezia Nuova, Paolo Savona, e dal rettore dello IUAV, Mario Folin.
Da qui la terza edizione di viverevenezia3, il cui sottotitolo, quanto mai appropriato, è “in the labirinth”. Al progetto, coordinato da Marco De Michelis e Giovanni Anceschi, hanno partecipato tre scuole straniere, quelle di Arnhem (Olanda), di Losanna (Svizzera) e di Brema (Germania), nonché tre gruppi di lavoro della facoltà di Design e Arti dello IUAV.
La mostra, allestita a Palazzo Fortuny, sarà visitabile fino al 3 ottobre. La prima importante precisazione a riguardo è stata espressa da A. Peres: si tratta della fase iniziale di alcune proposte che sono integrabili con le osservazioni di quei veneziani che auspicano un’equilibrata convivenza con i turisti, e con quelle delle varie categorie interessate ai flussi turistici. Si tratta dunque di una mostra che invita alla discussione prima di passare alla realizzazione del progetto giudicato migliore (o ad una sintesi dei vari progetti). Lo scopo perseguito dagli organizzatori è quello di fare in modo che l’iniziativa possa dare soluzioni alle attuali difficoltà di circolazione che interessano non solo i residenti per via del “‘trafego de foresti’”, ma anche gli stessi turisti, affinché trovino più agevolmente la strada dei loro itinerari. “‘Un sistema di segnaletica è un sistema d’informazione e in quanto tale si inserisce perfettamente nei progetti del Consorzio Venezia Nuova che, grazie, al Mose, ha dotato la città di un know how eccellente per quanto riguarda la conoscenza di Venezia e della sua laguna’”, ha ribadito Paolo Savona.
Il Consorzio, che ha finanziato questa e le precedenti edizioni di viverevenezia con una parte degli utili delle imprese associate, in questo caso non è uno sponsor, ma un protagonista culturale. Per Mario Folin il progetto viverevenezia si propone di rendere vivibile il centro storico nella sua modernità e di opporsi al degrado che purtroppo sta vivendo Venezia, irrispettoso tanto per i suoi cittadini quanto per i turisti, nonché vergognoso nei confronti dell’opinione pubblica e della cultura mondiali. “‘Occorre dare un ordine al caotico sistema di segni, far pulizia del rumore di fondo. Ma questo progetto, che a differenza dei due precedenti ha i requisiti per tradursi in realtà, è anche l’occasione per riscoprire la natura di Venezia. Chi si ricorda infatti che Venezia è un insieme di sestrieri e che è un insieme di isole?”’
Si impone l’imperativo di partire dal dato storico; e le varie soluzioni proposte alla mostra ne hanno tenuto conto, anche nei dettagli, prendendo spunto dai ninzioleti (parola del dialetto veneziano che tradotta in italiano significa piccole lenzuola) o dalle briciole (come suggerisce il gruppo dello IUAV diretto da Enrico Complani con Sergio Brugiolo). Tra le molteplici soluzioni proposte c’è persino il piacere di perdersi (Giorgio Camuffo dello IUAV). Una segnaletica di grande visibilità è la sintesi della proposta del gruppo diretto da Leonardo Sonnoli e Thomas Bisiani (IUAV). Per la Scuola di Losanna Venezia è un insieme di isole, collegate tra loro da una fitta tela di microreti. Un gomitolo, invece, che ha come perno i campi e dal quale si dipanano tanti fili d’Arianna, di diversi colori, è la proposta del gruppo di Brema. Mettere ordine nei troppi segnali acustici che ci frastornano è infine l’obbiettivo della scuola di Arnhem.