martedì 3 giugno 2008
Un personaggio emblematico di Venezia
Intervista a Marino Folin tratta da My Local Guide Venezia, edizioni Light Box 2007

Architetto (Venezia 1944). Laureato in Architettura a Venezia nel 1968 è professore ordinario di Analisi della Città e del Territorio presso l’Università IUAV. È stato Visiting Professor presso l’Institut Francais D’Urbanism – Paris VIII nel 1988. Rettore dell’Istituto Universitario d’Architettura dal 1991 al 2006 è presidente della Conferenza dei Presidi delle facoltà di Architettura. Commissario della VI Biennale di Venezia tra il 1994 e il 1996. È stato membro del Consiglio d’Amministrazione della Triennale di Milano. È attualmente membro del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione di Venezia.

Com’è il tuo rapporto con Venezia?

MF: Sono nato a Venezia, ma mi considero un Veneziano di adozione perché sono io che ho scelto di restare in questa città, che amo moltissimo e che vivo ogni giorno con gli occhi e con lo stupore di chi la vede per la prima volta. Ciò che mi lega a Venezia è certamente la sua materialità, la bellezza delle sue pietre e delle acque che la attraversano, ma anche il suo essere immateriale: Venezia è una sensazione, è uno stato dell’animo.

Cos’è, fuori dai cliché, che rende unica questa città?

MF: Venezia è l’unica città al mondo che, in tutta la sua estensione, può essere percorsa o attraversata solo a piedi, o in barca, nel contatto continuo e mutevole con altre persone che come te la attraversano e che ti incrociano, mosse da ragioni che ti restano ignote. Certamente tu cammini a Venezia per andare in qualche luogo a fare qualcosa, ma quel camminare che vive di vita propria, è esso stesso un’avventura. È un andare che ha molte analogie con il viaggio di iniziazione, la cui essenza sta nel suo svolgersi più che nella sua meta. Per questo Venezia è anche la città del caso, camminando per le sue calli possono avvenire incontri fortuiti, cominciare storie che non avevi previsto, altre possono finire e tutto è in continuo movimento. Venezia stessa costantemente si rinnova, stando sempre se stessa: la luce che la permea, i colori dell’aria, la sua atmosfera, continuamente mutano, ora dopo ora, giorno dopo giorno. Venezia è una città che costantemente si rivela, nuovamente. Venezia è anche la città ambigua per eccellenza. Fusione perfetta di oriente e occidente, città di mare da cui non si vede il mare; città d’acqua più che di mare, attraversata da un reticolo di canali che raramente seguono il reticolo viario, con alcune poche eccezioni che confermano la regola, le Zattere, la riva degli Schiavoni, le Fondamenta nuove. La Piazza S. Marco con il Palazzo ducale si affacciano grandiosamente sul bacino e sulla laguna ma la gran parte della città vive guardando al suo interno senza mai vedere il grande specchio d’acqua in cui è immersa.

Consiglieresti di venire a vivere a Venezia?

MF: È un consiglio questo che non si può dare, perché la decisione di vivere a Venezia non è mai la conseguenza di motivazioni esclusivamente razionali. Venezia o la ami, e allora non potrai che vivere qui o la odi, e nessun consiglio potrà mai convincerti di venire a starci. lo personalmente non potrei vivere in nessun altro luogo, perfettamente consapevole che Venezia è una città da cui devi costantemente partire e allontanarti per poterci tornare e viverla nella sua pienezza. Non potrei vivere altrove a lungo, ma non riuscirei a dare consigli in tal senso, perché questa è una città in cui si può vivere solo se si è in sintonia con essa, con i suoi tempi, con te sue regole. In questo senso Venezia è una città di elezione, una città di eletti. Non tutti entrano in sintonia. Gran parte dei milioni di turisti che annualmente passano fuggevolmente per la città, vivendola come una cartolina sono persone che non entrano in sintonia con essa, irrilevanti per Venezia come Venezia è irrilevante per loro.Chi sceglie di vivere a Venezia, nonostante le scomodità di una città che sta perdendo servizi essenziali, che non ti consente di avere la macchina sotto casa e che ha un costo di vita considerevolmente superiore a quello della terraferma, lo fa sempre per effetto di una spinta emotiva, e non per un ragionamento.

Potendo dare un consiglio a chi visita La città per la prima volta, cosa gli diresti?

MF: Gli consiglierei di cominciare con una visita al mercato di Rialto, ovviamente alla mattina, possibilmente del sabato, escludendo il lunedì, per vedere un pezzo di città ancora vivissima, accompagnando la visita con numerose soste ai numerosi bacari che affollano l’area. Attraversato il Canal Grande al traghetto di Santa Sofia, altra pausa alla Vedova a rifocillarsi un po’, per poi perdersi nelle calli di Cannaregio, fino al Ghetto, oppure in quelle di Castello fino all’Arsenale. Lascerei assolutamente per ultima la Piazza San Marco che andrebbe vista alle prime luci dell’alba, o nella profonda oscurità della notte: vuota, senza nessuno - anche i colombi dormono - è bellissima.