Tra salvaguardia del passato e speranza o, talvolta, ansia di modernizzazione, si é sviluppato, soprattutto nell’ultimo decennio, un dibattito vivace sul futuro di Venezia, una città fragile, per i suoi caratteri ambientali e architettonici, su cui si tenta di imprimere azioni di rinnovamento urbano e di riorganizzazione dell’assetto economico. Tutto questo, per uscire da una ormai obsoleta forma di produzione fondata esclusivamente sull’industria pesante e da uno squilibrato uso del territorio da parte di incontrollati flussi turistici. Si tratta quindi di una strategia che, attraverso una rivisitazione completa della programmazione e pianificazione comunale e la realizzazione di interventi puntuali, tenta di proporre una maggiore articolazione delle funzioni sul territorio, di potenziare le connessioni e gli spazi che favoriscono la convergenza tra sapere scientifico e attività imprenditoriali, di creare le condizioni per una distribuzione territoriale più equilibrata delle strutture e dei servizi ricettivi, di ridisegnare l’accessibilità e la mobilità in tutte le parti del territorio, in definitiva, di ripensare ad un nuovo equilibrio tra attività umane e ambiente lagunare, un equilibrio decisamente compromesso dalle pesanti espansioni industriali e residenziali dello scorso secolo.
Evidentemente, le esperienze che in qualche misura tentano di sostenere un disegno nuovo per la città di Venezia, hanno trovato e probabilmente troveranno facilmente attrito con alcune posizioni che temono un pericoloso effetto cumulativo degli impatti di alcuni progetti sull’ambiente lagunare. E’ il caso, per esempio, del previsto potenziamento aeroportuale di Tessera, uno dei numerosi progetti infrastrutturali previsti nel territorio veneziano, incluso all’interno di una strategia generale volta a ristabilire un nuovo protagonismo per Venezia, come luogo dell’accoglienza e come polarità di riferimento per i flussi di persone e di merci che si muovono lungo le principali reti di collegamento nazionali e internazionali.
Il Master Plan per l’area aeroportuale sintetizza e rappresenta gli accordi raggiunti tra Comune di Venezia, Regione del Veneto e SAVE Spa, società che gestisce l’aeroporto Marco Polo. Il Master Plan conferma le previsioni della Variante al PRG del 2004 per il “Quadrante Tessera”, in cui trovavano posto la nuova sede del Casinò, il nuovo stadio, attività ricettive, commerciali e direzionali, ma ne modifica la localizzazione rispetto al disegno originario stabilito in sede di Variante che collocava tali funzioni in aree adiacenti alle strutture aeroportuali. Il Comune si è impegnato, quindi, a cedere a SAVE le aree vicine all’attuale aeroporto, ricevendo in cambio alcune superfici più a nord, in cui troveranno spazio le funzioni già previste dalla Variante e, in più, 115 ettari di bosco, da realizzare lungo le sponde del fiume Dese. Le aree lasciate libere dal Comune, consentiranno a SAVE di realizzare le opportune espansioni delle infrastrutture aeroportuali e la realizzazione di servizi e funzioni urbane di supporto alla crescita dell’aeroporto, in particolare il business park. Il Master Plan prevede inoltre una riorganizzazione organica delle reti di collegamento stradale e la realizzazione di due stazioni lungo la linea SFMR (Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale), in corrispondenza del nuovo stadio e del terminal aeroportuale e di una lungo la linea TAV Mestre-Trieste, sempre nell’area terminal passeggeri.
Non c’é dubbio che un progetto di questa portata è un’operazione di mercato che crea ricchezza sul territorio e sostiene i processi di internazionalizzazione delle imprese del Nord-Est ma, non sono da trascurare, le possibili ripercussioni che lo sviluppo delle attività e delle infrastrutture aeroportuali potrebbe provocare alla popolazione locale e, secondo alcuni esperti, all’intero ecosistema lagunare. Non da ultimo, si pone il problema del nuovo assetto viabilistico che dovrà necessariamente sostenere l’incremento del traffico passeggeri e merci previsto dal piano di ampliamento aeroportuale, il quale, si lega indissolubilmente ad un preliminare inserimento di alcuni assi di collegamento stradali e ferroviari, senza i quali l’intera operazione risulterebbe incomprensibile e assolutamente insostenibile.