Lui nasce in una piccola cittadina lungo le sponde del Danubio nel 1886 da una famiglia che da generazioni è dedita all’oreficeria. Lei è figlia del famoso paesagista Schindler ben visto dalla monarchia asburgica. Si incontrano nell’inverno del 1912. Lei è reduce dal matrimonio con il compositore Gustav Mahler. Lui è un tormentatissimo artista dal segno convulso piuttosto portato all’autodistruzione. È Carl Moll, il pittore marito di sua madre, a nominarglielo una prima volta:”c’è un ragazzo geniale. Al tuo posto mi farei ritrarre da lui”. Alma prosegue, laconicamente, nell’autobiografia:”E venne Oskar Kokoschka. Si era portato della carta ruvida e voleva disegnare”. Non ce la fa a ritrarla, sta lì, si agita, la abbraccia convulsamente e se ne va. Il giorno dopo Alma riceve una lettera in cui lui le si affida integralmente, forse in modo eccessivo per un primo incontro:”Mia buona amica (…) so di essere perduto, se la mia vita continua ad essere contusa e oscura come lo è stata finora; so che andrebbero perdute tutte le mie capacità, che dovrei dedicare ad uno scopo diverso da me (…)”. Inizio di un amour fou che durerà una vita. Una mostra al Belvedere di Vienna fino al 12 Maggio ripercorre gli anni giovanili della pittura di Kokoschka e investe in pieno il passaggio amoroso con Alma che “ufficialmente” si snoda dal 1912 al 1915 quando, lacerato dal dolore per il matrimonio di Alma con l’architetto WalterGropius alter lui si arruola volontario. Esposte 150 opere tra cui molti olii, litografie,grafiche, disegni stupendi che ritraggono lui ed Alma in affannosi abbracci e inediti acquarelli dipinti a Venezia, dove galleggiano gondole dalle sagome funeree. Kokoschka fa irruzione spesso, di sorpresa, nella città lagunare dove Alma si comprerà una casa con il terzo marito, il poeta Franz Werfel. Nel 1927 l’8 ottobre Alma registra, con distacco:”oggi ho visto Oskar Kokoschka al Teatro la Fenice. (…) Ogni notte si aggira per diversi bar, recita la parte del vitaiolo, sebbene di giorno dipinga”. D’altra parte lui non si è mai ripreso dall’abbandono. In mostra a Vienna è esposta una copia della mitica “puppe”, la bambola a misura naturale che Oskar ha commissionato ad una modista di Monaco per riprodurre esatte le fattezze della donna amata e perseguita con ossessiva maniacalità. Venezia è la città che gioca un ruolo fondamentale nei furibondi inseguimenti e incontri tra i due, ma anche nella vita artistica di Kokoschka.
Esporrà una “Punta della dogana” nella Biennale del dopo guerra e stringe un affettuosa amicizia con il pittore Guido Cadorin. Il germanista Bruno Geiger ebbe a dire di lui dopo un suo passaggio a Venezia:” una rara mescolanza di elevatezza e di volgarità…”. Alloggiava spesso alla pensione Flora con la moglie che lo accudiva infermieristicamente. Ida Cadorin Music ricorda delle conversazioni concitate con Kokoschka in Piazza San Marco dove convulsamente le parlava della “puppe” dando per scontato che tutti fossero informati delle sue turbe amorose. Dal 1947, in ogni suo passaggio a Venezia faceva visita allo studio di Zoran Music e avrebbe voluto ritrarre Ida. Fu sua moglie ad impedirglielo. Nei decenni Alma si arrovella di continuo sulla presenza dello strampalato pittore nella sua vita, quasi un assillo . Viene letteralmente bombardata di sue lettere e cartoline che la raggiungono ovunque animate da rutilante furor amoroso. Dall’autobiografia:” e arrivò una cartolina di Oskar dal Cairo che mi sconvolse profondamente. Perché lo fa? È come se fossimo legati l’uno all’altra da un cordone spirituale”.