venerdì 5 ottobre 2007
Il nuovo ospedale di Mestre: nel verde una grande vela
Nasce a Mestre l’ospedale tecnologicamente più avanzato d’Italia e all’avanguardia in Europa

La città di terraferma, Mestre, dopo aver ritrovato la sua piazza, su progetto dell’arch. Zordan e aver avviato la costruzione di uno dei boschi più grandi d’Europa, prosegue il disegno di rinnovo e qualificazione urbana attraverso il grande progetto del nuovo ospedale. Dopo quarant’anni di attese, speranze e progetti falliti, è stato ultimato il nuovo ospedale di Mestre. Il tempo di realizzazione del progetto finale, progettato dall’arch. Emilio Ambasz e dallo Studio Altieri, è stato da record: a soli quattro anni dalla posa della prima pietra, il nuovo avveniristico ospedale di Mestre è oggi una realtà con tutte le sue caratteristiche innovative, sia dal punto di vista concettuale che tecnologico.

Il paziente è stato posto al centro della progettazione e dei percorsi terapeutici, l’architetto argentino Ambasz ha applicato all’ospedale e alla Fondazione Banca degli Occhi, che là trova sede, la sua filosofia “green over the grey”, il verde sopra il grigio “si restituisce al paesaggio il verde che gli viene tolto”. Questo lo slogan progettuale del nuovo Ospedale di Mestre individuato dagli stessi autori del progetto.

Il nuovo complesso, immerso in un’area di 260 mila metri quadrati, è circondato da alberi, laghetti e colline. Concepita all’interno di un enorme parco popolato da numerosi alberi, la struttura si propone come una sorta di barriera verde allo sviluppo urbano. Il progetto si compone di due elementi principali: la Piastra, costituita da due livelli fuori terra ed uno interrato, e l’Edificio delle degenze che si eleva per sei piani al di sopra di essa. Parte della rilevante volumetria risulta completamente nascosta: la Piastra è ricoperta dal verde così da porsi come nuovo piano di fondazione per il corpo delle degenze.

L’elemento che mette in relazione la piastra con le degenze è una vetrata, alta quanto l’edificio, che si sviluppa per tutta la lunghezza e che dà vita ad un ampio e luminoso atrio su cui si affacciano tutti i servizi e gli spazi di relazione dell’Ospedale.

La grande vetrata ha anche il ruolo di migliorare il comfort ambientale per le camere di degenza esposte a Sud Ovest ponendosi come filtro al rumore prodotto dalla linea ferroviaria. Essendo l’edificio costruito con un progressivo sfalsamento dei piani di degenza di 2,50 metri verso Sud Est, è stato possibile creare, nella facciata a Nord Est, dei terrazzamenti a giardino che, in tutte le stanze dal secondo piano in poi, offrono una piacevole vista sul verde panorama che domina all’esterno. Il prato riveste ogni costruzione, sale fino a coprire i parcheggi, il sistema tecnologico ed economale e la Piastra, per “arrampicarsi” infine lungo il sistema a scalare dell’edificio, avvolgendolo completamente. Pronta anche la Banca dell’Occhio, una sorta di anfiteatro all’aperto realizzato nella stessa area del complesso ospedaliero che sarà presto sede di ricerche sulle cellule staminali corneali. Si tratta di un edificio dalla forma triangolare, definito da due muri trapezoidali alti 12 metri le cui estremità sembrano toccarsi. Nello spazio triangolare che prende forma dal posizionamento delle due pareti trapezoidali, Ambasz ha immaginato una serie di terrazze-giardino distribuite una per ciascun piano. Sulla facciata opposta l’edificio presenta una serie di gradini che conducono ad un’ampia terrazza verde. Gli spazi riservati all’amministrazione, alla ricerca e agli interventi chirurgici sono sistemati ai primi tre piani, mentre un’ampia corte circolare al pian terreno assicura la luce necessaria agli spazi dedicati alla formazione che si trovano al piano interrato. Una parete di vetro che raggiunge l’altezza di due piani divide in due la corte creando un ampio ingresso. Subito fuori la corte sorge un auditorium per 450 posti a sedere. Tutti gli spazi all’interno ricevono luce naturale diretta dalle ampie pareti vetrate sistemate all’estremità delle terrazze. Durante il giorno l’impatto del calore solare è ridotto al minimo grazie alla parziale ombra offerta dalle piante, nonché dalle profonde sporgenze della struttura.

La nuova struttura sarà operativa a partire dalla primavera 2008. La realizzazione dei lavori di costruzione è stata effettuata in project financing da Veneta Sanitaria Finanza di Progetto S.p.A., l’associazione temporanea di imprese che riunisce le società Astaldi (capofila), Studio Altieri, Mantovani, Gemmo, Cofathec Progetti, Aps Sinergia, Mattioli.