Il Mipim di Cannes è la fiera dell’immobiliare più importante d’Europa: se vuoi presentare un progetto, testare una business idea, vendere o comprare immobili esserci è senz’altro d’aiuto. Il Comune di Venezia insieme ad alcuni operatori privati investe da anni sul Mipim per proporre ciò che di importante – strategico è la parola magica – si realizza o si intende realizzare in città. Più interessante tuttavia dell’elenco di progetti presentati dall’amministrazione – tutti strategici e tutti da fare – è stata la presentazione di iniziative già fatte o quasi ultimate. Attraversato il ponte del Tronchetto, nell’immaginario dei cittadini c’è il far west, qualche struttura provvisoria e un parcheggio scomodo perché quasi meno accessibile di un posto auto a Mestre. La realtà è diversa e in mutazione. Lo sviluppo del Tronchetto, fermo da anni, è quasi ultimato. Il grande corpo di fabbrica che si allunga sull’isola da est a ovest ospiterà terziario pubblico e privato, logistica e attività commerciali, per migliaia di metri quadri. Ed è praticamente quasi finito. Lo sviluppo della città viene spesso confuso con declamazioni perentorie, con affollate conferenze stampa. Lo realizzazione del progetto del Tronchetto, senza troppa enfasi, cambia le carte in tavola e suggerisce due considerazioni.
La prima. Accantonata la prospettiva del collegamento sublagunare, lo sviluppo dell’Arsenale resta poco più che un generoso esercizio di pianificazione urbanistica. Lo sviluppo della città si sposta così sulle aree che l’accessibilità ce l’hanno oggi, non in un futuro remoto e improbabile: l’isola del Tronchetto, la stazione marittima, le aree dismesse dell’Italgas a Santa Marta. La scelta in negativo rispetto al collegamento rapido Tessera-Arsenale rende di fatto credibili solo gli investimenti che assicurano, senza incertezze, il collegamento con il resto del mondo, e quindi con le quattro ruote. Il resto è per i denari del contribuente, per futuri quanto imprevedibili contributi da legge speciale.
La seconda. Il Mipim conferma che a investire in questa città sembrano essere più interessati gli stranieri, i quali in parte se ne innamorano e in parte, più prosaicamente, ne intravedono le opportunità di investimento, evidentemente invisibili ai locali dopo tanti anni di economia pubblica. Non sono tuttavia i Bill Gates a interessarsi alla laguna, ma investitori di taglia media, motivati non solo dagli onori mediatici che un investimento a Venezia comporta, ma anche e soprattutto da un ritorno finanziario per i capitali investiti: nessun benefattore disposto a fare beneficienza, nessun magnate interessato a lasciare una munifica donazione per compensare bilanci dissestati, ma operatori con cui l’amministrazione deve imparare a confrontarsi, cercando di trasformare slogan in progetti reali.