lunedì 18 dicembre 2006
Il rosa Tiepolo
Una felicità piena di lati oscuri
Giovanna Dal Bon

Tiepolo l’arioso, l’inconsistente. Volatile dispiego di nubi grigiorosate, tripudio di carni dimentiche di gravità. Celebratore di effimeri trionfi; teatrico. Fragrante. Passa l’ intera esistenza a eseguire opere su commissione in chiese, palazzi e ville. Talvolta affrescando immensi soffitti. Tiepolo è la disperazione del biografo, la sua vita privata scorre priva di sussulti o episodi degni di nota in un secolo quasi estenuato: i figli, le committenze, il graduale e ottenuto internazionalismo, la morte alla corte di Spagna. Non c’è artista più adatto ad incarnare ciò che Nietzsche chiamava “l’Olimpo dell’apparenza”. Nessun mistero, nessuna ombreggiatura, tranne qualche chiaroscuro pittorico. Questo il Tiepolo a cui ci ha abituati una “comoda” lettura stratificata nei secoli. Roberto Calasso, nell’ultima adelphiana fatica “Il rosa Tiepolo” (Adelphi €32,00) sovverte questa calma apparente e scardina rassicuranti visioni. Lo apostrofa, con ironica leggerezza, sin dalle prime righe.”Tiepolo: l’ultimo soffio di felicità in Europa. E, come ogni vera felicità, piena di lati oscuri (….)”.

Ci si avventura nei meandri di un Tiepolo oscuro, trascurato, occulto. Per farlo, il patron di Adelphi, si installa con bruciante attenzione su una sequenza di trentratrè incisioni, “I Capricci” e “Gli scherzi”. Diversi da tutti i lavori precedenti, racchiudono indizi; sigillano misteri per farsi “segreti avvisi, misteriosi inviti”. Ogni foglio, composto in linee taglienti, oblique, fitte, è il capitolo di un romanzo nero, popolato da figure inquietanti: efebi apollinei, Satiresse, Orientali esoterici, gufi e serpenti, Pulcinella e teschi. Al loro apparire circolavano solo fra pochi conoscitori:”I ventitrè Scherzi, che sono una sorta di Arte della fuga nell’opera di Tiepolo, variazioni costruite su un repertorio fisso di personaggi, accessori, talismani, gesti, furono osservati, con qualche degnazione, come svaghi bizzarri. Molti si affannavano a ripetere ciò che nella sua ovvietà è forse anche vero: con Tiepolo si chiudeva per sempre un’epoca. Ma trascuravano di registrare quale inaudito addensamento di veleno e dolcezza si compisse in quel “motus in fine velocior” ci avverte con cautela Calasso nell’incipit. Sarà un veloce-lento approssimare le regioni meno rischiarate di un itinerario critico, letterario, lastricato di luoghi comuni; tutti da sfatare. Deliziosa, in punta di penna, l’incursione nel “rosa tiepolo” proustiano.

Pullulano i riferimenti a questa speciale tonalità rosata nella “Recherche”, senza mai venir attribuita al pittore. Palpitante nelle vestaglie di Odette, balugina nel mantello da sera della duchessa di Guermantes, si epifanizza, a Venezia, nella fodera della vestaglia di Albertine. Per poi, a pagina 47 far scivolare un sincretismo lieve:”Tiepolo è un esempio estremo di scioltezza taoista nell’arte. Qualità inconcepibile prima di lui, mai più raggiunta dopo”. Inseguendo i motivi degli “Scherzi” si scopre che annidano in tutta la sua opera: i serpenti che attorcigliano, con insistenza, gli orientali, discoste moli in pietra esposte al sacrificio; ma gli scherzi rimarranno un romanzo muto:”come tutti gli esseri esoterici, Tiepolo non disse nulla del suo segreto. Lo mostrò soltanto. Sapeva con ogni probabilità che non sarebbe stato riconosciuto. E non lo fu”. Ed ecco il paradosso di un Tiepolo saturnino in luce radiosa, come testimoniano i raggi meridiani che investono gli enigmatici convegni tra simboli sparsi e figure pensose che evitano lo sguardo:”gli Scherzi sono anche il luogo dove erompe alla luce una densità psichica altissima, silenziosa,una commistione irrevocabile con i gesti più ominosi del passato pagano”. E poi Calasso affonda , incalza, affrontando l’ipotesi del “carattere gnostico” degli Scherzi e, perché escluderlo? La vicinanza del pittore con una setta risalente alle origini della cristianità e ancora operante nel cuore della Venezia del ‘700, quella degli Ofidici.