A metà del Cinquecento il Senato della Serenissima aveva progettato di sostituire l’affresco, ormai deteriorato, de ”L’incoronazione della Vergine” , realizzato intorno al 1367 per la sala del Maggior Consiglio, con una nuova opera (una tela in questo caso) di un grande maestro contemporaneo. La cosa si trascinò per qualche tempo finché , a tagliare la testa al toro, intervenne (provvidenzialmente?) il disastroso incendio del 1577, che distrusse buona parte di Palazzo Ducale. Prima ancora di quest’evento Jacopo Tintoretto, geniale maestro e, nello stesso tempo, abile manager di se stesso e della sua bottega, non proprio cristallino nei suoi rapporti con i rivali, si era preparato alla bisogna, elaborando un primo bozzetto (ora al Museo del Louvre ) intorno al 1564, successivamente rielaborato nel 1582 l’anno del probabile concorso per il “Paradiso” , nuova denominazione dell’opera commissionata. Ritocchi erano opportuni per adeguare il soggetto al nuovo clima culturale della Controriforma cattolica. Al concorso parteciparono, con i loro bozzetti, i più importanti pittori dell’epoca: il Veronese che proprio nel 1582, nella stessa sala del Maggior Consiglio aveva collocato la splendida “Apoteosi di Venezia”; Francesco da Bassano, al culmine della sua carriera, e il meno titolato, anche per ragioni anagrafiche, Palma il Giovane. Escluso quest’ultimo, all’epoca non ancora annoverato tra i sommi, il concorso fu vinto dal Veronese, però con la clausola che le parti laterali sarebbero state affidate al Bassano.
Non se ne fece mai niente, come è ovvio, stante, oltre la rivalità degli artisti, anche il diverso stile dei bozzetti, messi a confronto nell’intrigante mostra, in corso fino al 3 dicembre, proprio nella sala del Maggiore Consiglio di Palazzo Ducale. Dove figura anche l’ innovativo bozzetto di Palma il Giovane e i due del Tintoretto. Il primo quello del 1564-1582 del Louvre e il secondo del 1588 ( (ora al Museo Thyssen- Bornemisza di Madrid) Nel 1588, infatti, muore Veronese senza mai aver messo mano all’impresa e Tintoretto , benché settantenne, non si lascia sfuggire l’occasione di subentrargli. Del resto l’ aggiudicarsi questaq commissione costituiva il degno coronamento della sua più che prestigiosa ed onorata carriera artistica. Al punto che, pago di questa soddisfazione, l’artista si autoridusse il compenso deliberato dal Senato. Ha così inizio la titanica impresa de “Il Paradiso” che nelle sue imponenti dimensioni (7 metri per 22) ancora si può ammirare in loco. Opera, in realtà, più di bottega che di mano del maestro e opera fin troppo congestionata dagli oltre 500 corpi che riducono progressivamente la parte del cielo presente nei due precedenti modelli. Opera anche di immensa fortuna come dimostrano le copie che già cominciano a circolare in Europa: una, dello stesso Jacopo, in comodato all’I.R.E quasi identica al bozzetto del 1582 e la seconda del figlio Domenico, di proprietà della Cassa di Risparmio di Venezia, del 1592, molto vicina a quella che sarà versione finale del Paradiso. Questa mostra è un’occasione unica di confronto dei diversi progetti, sui quali il visitatore, a fine percorso, potrà esprimere, tramite scheda, il suo giudizio.
Prima di entrare nella Sala del Maggior Consiglio è auspicabile sostare nella sala vicina dove è esposto quanto rimane del, nonostante tutto, ancor splendido affresco del Guariento, restaurato una decina di anni fa.