lunedì 2 ottobre 2006
Concorso moderno
A chi andrà la gestione degli spazi della Punta della Dogana di Venezia

Sembrava dover essere l’unico concorrente, forte anche del consenso del sindaco Massimo Cacciari, ma alla scadenza. lo scorso 20 settembre, dell’avviso di gara, relativa alla gestione degli spazi della Punta in Dogana, François Pinault, il nuovo presidente di Palazzo Grassi, si è trovato di fronte un concorrente e di peso la Fondazione Solomom R. Guggenheim . Quella che per Pinault doveva essere una tranquilla passeggiata si è , alla fine, rilevata una gara in salita. La Fondazione Solomom R. Guggenheim, a capo di una cordata di cui fanno anche parte la Regione Veneto, che ha promosso questa iniziativa, e il finanziere Alberto Rigotti, Amministratore Delegato della Munus s.p.a. affiliata alla banca ABM Merchant, è, infatti, un rivale di tutto rispetto. Per il suo ormai pluriennale radicamento sul territorio, grazie alla presenza in laguna della Collezione Peggy Guggenheim e per la qualità delle sue collezioni.

A decidere la partita potrebbero essere i due architetti rivali, ovvero i loro progetti, e qui avviene il colpo di scena: la Fondazione Guggenheim “dismette” l’architetto Vittorio Gregotti , a cui aveva precedentemente affidato un progetto di ristrutturazione dello stesso edificio, e cala l’asso di una star internazionale, l’architetto di origine irachena Zaha Hadid. Ovvero l’antitesi dello stile minimalista di Tadao Ando, l’architetto di fiducia di Pinault, autore della recente ristrutturazione di Palazzo Grassi. Zaha Hadid appartiene, invece, all’altra scuola, quella del segno forte che incide sull’ambiente, con il rischio anche di stravolgerlo. Non in questo caso, assicurano alla Collezione Guggenheim. Del resto, aggiungono a giustificazione di questo voltafaccia un po’ clamoroso, gli spazi non sono più gli stessi: il progetto di Gregotti riguardava l’intero edificio, mentre nell’avviso di gara è specificato che si dovrà intervenire su 3.000 mq, ovvero solo sull’area demaniale (data in concessione al Comune di Venezia per 99 anni) e non anche sui 1500 mq (circa) di proprietà del Patriarcato di Venezia. In effetti una differenza non da poco. Quanto al costo dell’intervento è valutato tra i 20 e i 30 milioni di euro. Nel caso vincesse il progetto di Palazzo Grassi i costi sarebbero sostenuti dallo stesso Pinault; in caso contrario l’onere maggiore ricadrebbe sul finanziere Rigotti, mentre la Guggenheim metterebbe a disposizione le proprie collezioni, concordando insieme alla Regione la programmazione culturale.

Intanto la commissione a cui è affidata l’ardua sentenza (composta da tre funzionari. due del Comune e uno del demanio e da tre membri del comitato Scientifico, presieduto dal noto critico d’arte Achille Bonito Oliva) ha aperto le buste del concorso e intende decidere entro il mese di ottobre. Si potrà così porre fine a un’intricata vicenda, che si è protratta per oltre vent’anni, con tanto di corredo giudiziario, e che sembrava aver trovato una definizione nel 1999 con l’assegnazione, da parte dell’allora Ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri , della Punta della Dogana alla Fondazione Guggenheim . Poi era scoppiata la bomba: nessuno aveva tenuto conto che un terzo dell’edificio apparteneva alla Curia Patriarcale di Venezia. A gara aggiudicata, rimane il problema del restauro, perché, nel frattempo, il degrado di Punta della Dogana si è sempre più accentuato anche per quanto riguarda la parte statica. Un edificio, allo stato attuale, poco appetibile. Che si spera, finalmente, possa trovare una nuova, rivitalizzante funzione come polo di riferimento dell’arte contemporanea.