giovedì 20 luglio 2006
OMAGGIO A LUIGI NONO
Presentato alle Sale Apollinee della Fenice“Al gran sole carico di amore” un libro edito da Colophon in 150 copie
Giovanna Dal Bon

Tutta la vita del compositore veneziano Luigi Nono è accaduta sotto il segno dell’incontro. Poco più che ventenne, nella Venezia del primo dopoguerra, fondamentale quello con Bruno Maderna. Nel magistero di Francesco Malipiero viene iniziato non solo a Monteverdi ma anche ad approfondire i teorici del’500-‘600. Poi sarà l’incontro con Hermann Scherchen, illuminato direttore d’orchestra tedesco ad introdurlo nel laboratorio di sperimentazione di Darmstad. Gli innamoramenti di Nono non alimentavano solo nell’ambito strettamente musicale per spaziare ad altri terreni di contagio: poesia ( i “caminantes” di Machado segneranno una svolta nel suo comporre), pittura (il sodalizio con Emilio Vedova), architettura (l’allestimento per il Prometeo di Renzo Piano) la filosofia (fraterna, l’amicizia con Massimo Cacciari), l’impegno sociale, la passione per i movimenti di liberazione in tutto il mondo, l’iscrizione al partito comunista.

Ed è sotto il segno dell’ incontro e dell’amicizia durevole che le edizioni Colophon di Belluno gli dedicano un librone in omaggio. Realizzato in 150 esemplari nel formato in quarto, con due incisioni originali di Emilio Vedova e uno studio per il Prometeo di Renzo Piano realizzato in acquaforte sono 72 pagine di corale testimonianza di amicizia: da Luigi Berlinguer a Pietro Ingrao, Duilio Courir, Inge Feltrinelli, Roberto Fabbriciani, Salvatore Sciarrino tra gli altri. “Al gran sole carico di amore” che prende il titolo da una delle sue composizioni, è stato da poco presentato nelle sale Apollinee del teatro la Fenice. Nell’incontrarlo, il compositore Aldo Clementi ha un vero soprassalto:” Ero dentro una sala dedicata a Klee (Biennale ’54) quando lui apparve improvvisamente, timido visitatore, ma con sguardo deciso e infuocato” e lo descrive “esploratore, scopritore di nuovi mondi ed eterno ragazzo trasfigurato dalle sue stesse incessanti utopie”. Cacciari propone una ermetica paraboletta mitteleuropea ambientata agli inizi del ‘900 tra Venezia e Vienna “l’ho scritta molti anni fa, come capitoletto finale di un “serio saggio” sull’immagine del rapporto spirituale tra Vienna e Venezia, mi inventai la storia di due artisti, un pittore e un musicista, che volevano rappresentare ciò che più amavo in Emilio Vedova e in Luigi Nono. Il divertimento intrigò non poco qualche dotto storico delle avanguardie artistiche, ma fu affettuosamente accolto dai miei due grandi amici. Lo ripubblico ora, con qualche modifica, e nella speranza faccia sorridere Gigi come allora”. Il musicista Roberto Fabbriciani lo incontra a Milano nel 1978 per rimanere affascinato e coinvolto dal suo desiderio di ricerca e novità: ”andai spesso a fargli visita a Venezia, alla Giudecca. La sua casa si affacciava su un giardino che finiva sulla laguna. (…) Trascorrevamo quelle giornate veneziane parlando di molte cose, passeggiando lungo le calli, in riva ai canali, talvolta in barca per un bagno al largo ed infine in trattoria. Più tardi rientrando, ci veniva incontro, abbaiando e scodinzolando Carlotta, il cane fulvo che un giorno aveva seguito Gigi fino a casa, e lì aveva preteso di stabilirsi. Lasciavo la Giudecca con il sentimento di un maggior arricchimento professionale stimolato verso nuovi orizzonti. Inge Feltrinelli lo ricorda bellissimo ( e ci mette un punto esclamativo) “ sempre disposto ad aiutare tutti. Sempre pieno di idee nuove”.

Molto appassionato il ricordo di Ingrao: “Sono stato molto amico di Luigi Nono. Non so dire con precisione quando quella nostra amicizia iniziò, ma ricordo nitidamente che presto essa divenne intensa e appassionata. Gigi era parecchio più giovane di me, ma si era messo in cammino per il mondo presto, e viveva quella sua scoperta del secolo in modo intenso, irrequieto”. Come molti, Yury Liubimov, fondatore del teatro Taganka di Mosca, venne invitato a fargli visita nella sua casa della Giudecca: “Ricordo le nostre passeggiate veneziane, i suoi racconti sulle splendide tele di Tintoretto. Gigi mi colpì con la sua straordinaria conoscenza della pittura, della storia della musica – col suo talento, la discrezione e l’attenzione per gli abitanti del vicinato che con lui parlavano del più e del meno e andavano a pesca. Mi colpirono l’amore che tutti provavano per lui e il suo desiderio di penetrare nella vita di tutti”.