martedì 28 marzo 2006
Un centinaio di foto esposte fino ai primi di luglio al Museo Fortuny
Lidia Panzeri
Sono un centinaio le foto di Mariano
Fortuny (1871 – 1949), selezionate e stampate con procedimento filologico da Giorgio Molinari su un corpus di oltre 11.000 negativi, ed esposte fino ai primi di luglio nel museo omonimo.” L’occhio di Fortuny Panorami e ritratti, e altre visioni” è il titolo della mostra. Il primo gruppo di foto, databili dal 1901 al 1908, comprende quelle relative al viaggio compiuto dal poliedrico artista dalla Francia all’Italia, passando per la Germania e attraverso le Alpi. Sono realizzate con un’audace modernità, usando una Kodak. Panoram n 4, che permette la ripresa grandangolare dei grandi spazi. La stessa tecnica è anche applicata alle riprese di Venezia del 1907, che suggeriscono una rilettura inusuale di luoghi pur canonici del centro storico, quali Piazza San Marco e relativo Bacino, la Punta della Dogana o il canale della Giudecca.
L’altro gruppo si riferisce, invece, ai luoghi, sempre un po’ magici, dove l’artista operava, come Palazzo Martinengo a Venezia (1896) o ai ritratti di modelle e della moglie Henriette, che nel tempo (le istantanee vanno al 1905 al 1930) dimostra di conservare intatto tutto il suo fascino. E’ questo secondo gruppo che si interseca con i quadri, spesso in contrappunto con le foto; con i preziosi vestiti in velluto cangiante come il famoso peplo “Delphos” ; con gli armadi, le tappezzerie e gli altri oggetti esotici, frutto dell’appassionato ed eclettico collezionismo di Fortuny. Il tutto amalgamato dalla luce, indiretta e soffusa, delle lampade create dallo stesso artista, famose quelle in garza di seta.
Una sezione a parte è costituita dai bozzetti per la scenografia del ciclo wagneriano (Fortuny realizzò le scene per la prima assoluta di “Tristano ed Isotta” al teatro La Scala di Milano) a cominciare dal “Parsifal” del 1898 per finire con la “Valchiria”
del 1928. Di Wagner l’artista condivideva l’idea o l’illusione del teatro totale, sintesi tra musica e pittura. In questo senso va anche interpretato il suo atelier di palazzo Fortunjy, che rappresenta una sintesi unica e irripetibile dei suoi tanti saperi e della sua inesauribile voglia di sperimentare.