martedì 13 dicembre 2005
Il diaframma di Lanfranco Colombo
In mostra fino all’8 gennaio 2006 alla Collezione Peggy Guggenheim.
Lidia Panzeri

"Il perno che fa muovere la fotografia italiana" così scriveva, anni fa, l’autorevole Piergiorgio Branzi di Lanfranco Colombo. Sbagliava: infatti, non solo di fotografia italiana si trattava, ma di quella europea ed oltre. Il 13 aprile del 1967, in via Brera, nel cuore della Milano artistica, Lanfranco Colombo inaugurava la sua galleria "Il Diaframma", esclusivamente dedicata alla fotografia, prima iniziativa del genere in Europa. Per l’epoca, una rivoluzione. Colombo non era fotografo di professione, ma un manager che lavorava nel settore siderurgico. La fotografia, comunque, era la sua passione, praticandola lui stesso, con esiti di grande interesse, come si può constatare nella sezione a lui dedicata (confronta "Tenutaria di una casa di tolleranza a Istanbul del 1982") nella mostra "Il Diaframma di Lanfranco Colombo". "I Maestri della Fotografia", organizzata dalla Fondazione 3M e in corso fino all’8 gennaio 2006 alla Collezione Peggy Guggenheim.

Ci sono le fotografie ormai storiche, come quella degli inizi del novecento, di Umberto Negri che rappresenta degli operai su una tubatura dell’acqua, un documento d’epoca cui fa da pendant l’eleganza astratta del fotogramma di Luigi Veronesi del 1936. C’è la sezione dedicata ai grandi eventi bellici, a cominciare dalla celeberrima "La morte del miliziano" di Robert Capa (Spagna, 1936) ma anche la battaglia di Stalingrado di Georgij Zelma (1942) o la presa di Berlino da parte dei sovietici di Ivan Schiagin (1945). Poi il mondo dello spettacolo: Julian Beck del Living Theatre ripreso da Carla Cerati nel 1967 o un dinamico Federico Fellini fotografato nel 1962 dal re dei paparazzi, Tazio Secchiamoli.

Tra i maestri della fotografia italiana, consacrati da "Il Diaframma", Piergiorgio Branzi ("Ragazzo con orologio" del 1956); Gianni Berengo Gardin ("Lido di Venezia" 1958); Fulvio Roiter ("Umbria" 1954; Mimmo Jodice ("Vedute di Napoli" 1980) per finire con Oliviero Toscani ("Today is tomorrow" 2005).

Le fotografie sono quasi tutte in bianco e nero, valorizzate anche dalle cornici, nere, ordinate per l’occasione. Poche le eccezioni, tra le quali figura una splendida natura morta di Christopher Broadbent (Lemonade 2000) che sembra un quadro del Seicento.