venerdì 25 marzo 2005
Da Venezia a New York, l’epopea del San Francesco del Bellini
Dal 1525, quando lo vide Michiel, ricostruite tutte le tappe della preziosa tavola
Rosella Lauber

"Ma cosa diranno?" chiedeva il magnate americano Henry Clay Frick (1849-1919) dinanzi alle sue eccelse opere d’arte, percepite quali "esseri viventi" capaci di comunicare con lo spettattore, soffermandosi a osservarle a lungo su uno dei divani del nuovo ed elegante palazzo di New York, tra Madison e la Quinta Strada: dove aveva già predisposto per il visitatore un’ospitalità raffinata e sensibile allo studio della collezione donata poi al pubblico, come sin da giovane gli aveva suggerito una visita alla Wallace Collection di Londra. Nella Living Hall di casa Frick, cuore della residenza da cinque milioni di dollari sorta tra il 1913 e il ’14 e progettata dagli stessi architetti della New Public Library come un’interpretazione dello stile del Settecento inglese ‘con qualcosa dello spirito italiano’. Frick nato in Pennsylvania da una famiglia di coltivatori, diviene un pioniere dell’industria del coke e dell’acciaio: a trent’anni dispone di una fortuna immensa, che in parte dedica ad acquisti di opere d’arte: determinante è anche il viaggio in Europa verso il 1880. Nel tempo la raccolta s’incrementa di capolavori: opere selezionate, in buono stato di conservazione e che ben s’adattano all’armonico insieme. Nella Living Hall pannelli di quercia alle pareti e porcellane, mobili pregiati, tappeti, accanto a bronzetti rinascimentali, spiccano dipinti di Holbein, El Greco, Tiziano e tuttora risalta e affascina il misterioso San Francesco di Giovanni Bellini.

Frick lo acquista nel 1915 da Knoedler a New York il San Francesco di Bellini era reduce da un triennio movimentato, da Londra a New York, tra mercanti, case d’asta e gallerie. Più tranquilli per il dipinto erano stati i precedenti sessant’anni: dal 1852 al 1912 infatti rimane in Inghilterra, era approdato in Gran Bretagna verso il 1845 probabilmente tramite William Buchanan, che l’avrebbe acquistato in Italia. Ma qui si erano finora perse le tracce, con l’eccezione di un’ipotizzata provenienza dal veneziano Palazzo Corner, in una data anteriore al 1795. Sussisteva quindi una lacuna di quasi tre secoli, fino al 1525: quando Marcantonio Michiel per la prima volta, registra l’opera nel prezioso manoscritto della Notizia d’Opere di disegno ora alla Biblioteca Marciana. Segnala a Venezia in casa del patrizio Taddeo Contarini "la tavola di San Francesco nel deserto a oglio, fo opera de Zuan Bellino, cominciata da lui a messer Zuan Michiel et ha un paese propinquo finito et ricercato mirabilmente" e così fornisce anche il nome del primo committente.

Alcuni documenti d’archivio che abbiamo rinvenuto permettono di ripercorrere finalmente i passaggi testamentari finora mancanti dai Contarini ai Giustinian, fino agli ultimi eredi, tra cui Alba, vedova di Zuanne Giustinian, un discendente di Giulio procuratore, e poi sposa di Nicolò Corner. Proprio presso Giulio Giustinian, Marco Boschini nella Carta del Navegar pitoresco del 1660 segnala un San Francesco di Bellini accanto alle Tre Figure Femminili di Palma il Vecchio. Boschini descrive anche, nel dipinto del San Francesco, un Cristo sotto forma di Serafin, comune nelle raffigurazioni della stigmatizzazine del santo,ed è soprattutto l’assenza del Serafino nel quadro di New York ad avere indotto la critica a non riconoscere nelle parole di Boschini il dipinto Frick nonostante il probabile e consistente taglio inferto alla parte superiore della tavola, che avrebbe anche potuto contenere la figura angelica.

La nostra ricostruzione dei passaggi ereditari da Taddeo Contarini al procuratore Giulio Giustinian rende ora alquanto plausibile identificare in quello di Frick, il San Francesco descritto da Boschini, con conseguenze di rilievo anche nell’interpretazione del soggetto dell’opera. Inoltre la tavola ripercorre molte tappe analoghe all’iter delle Tre figure femminili di Palma il Vecchio: dai Contarini ai Giustiniani, poi ai Cornaro della Cà Granda, dove il San Francesco è segnalato da Luigi Lanzi non solo nella Storia Pittorica(1795-96) ma già nel taccuino di viaggio nel Veneto nel maggio del 1794.

Il San Francesco di Bellini con la viva dialettica della luce, e dei "duo lumina", con l’intensa concentrazione di "umano e divino" oggi attrae lo sguardo dello spettatore, che forse, ammirandolo sulla parete della Living Hall, si pone i medesimi vibranti interrogativi che già animavano Henry Clay Frick