lunedì 14 marzo 2005
La trasformazione di Piazzale Roma
Marisa Fantin

Le porte delle città sono da sempre luoghi particolarmente significativi e rappresentativi della città stessa. Le antiche cinte murarie erano valicabili solo in questi punti, da lì si entrava e si usciva dalla città, si dichiarava la propria provenienza, si versavano i dazi. Venezia - Piazzale Roma dall'alto

Oggi che i limiti non sono più così ben definiti le porte mantengono un significato importante in quanto punti in cui inizia un fatto urbano nuovo, diverso da ciò che si è incontrato prima. Non è un caso che molte delle riflessioni sulle città e sul territorio prendano avvio proprio da un ragionamento sul ruolo delle porte e anche molti progetti di trasformazione urbana si concentrino sulle possibilità di trasformazione e riqualificazione dei luoghi identificati come porte delle città. Non sono più però le porte della città storica cui eravamo abituati a pensare, luoghi dai quali si entra e si esce; si lascia la città passando attraverso la porta e si torna valicandola nuovamente, senza la necessità si attribuire a questi luoghi altro ruolo o significato se non quello della soglia. Oggi le cose stanno cambiando, in un’epoca in cui il passaggio e il movimento avvengono in modi e tempi diversi rispetto a quelli storici, le porte si caricano di altri significati; non più soltanto porte ma spazi, ambiti, luoghi. Oggi alle porte delle città pensiamo di collocare alcune funzioni particolarmente significative. Penso ai centri commerciali a ridosso dei caselli autostradali, ma anche alle porte di mare, i porti, che vengono convertiti in luoghi per la produzione di cultura, per manifestazioni e mostre. Luoghi che il tempo aveva consolidato nel ruolo di scambio di persone e di merci, nell’essere passaggi e non soste, nell’essere non solo il dentro, ma anche il fuori delle città, l’andare verso altri luoghi, culture, esperienze, oggi sempre più sono assorbiti dalla città stessa che lì concentra alcune delle funzioni che sono proprie del dentro: il commercio, piuttosto che la rappresentatività culturale. Diventano cioè parti di città anzichè altro da essa. Venezia - La riqualificazione di Piazzale Roma

Uno degli aspetti che trovo più interessanti del progetto generale di riqualificazione di Piazzale Roma a Venezia è che nel contesto delle azioni avviate l’obiettivo principale è quello di rafforzare il ruolo di questo ambito come porta della città immaginando progetti che ne consolidino il ruolo e ne favoriscano l’efficienza. Piazzale Roma, assieme alla stazione ferroviaria è il punto d’arrivo e di partenza dal centro di Venezia, non un brano di città, ma un luogo diverso che si dichiara per la sua natura di passaggio, scambio, arrivo di persone e merci. Luoghi in cui il progetto non può e non deve assumere criteri e soluzioni analoghe alle parti centrali della città: il ruolo degli spazi, la qualità e la tipologia dei servizi devono tendere a migliorare l’efficienza dello scambio ben sapendo che essere la porta di una città come Venezia è un compito difficile, ma importante e prestigioso, fondamentale per un buon funzionamento di tutta la città.

Questo mi sembra essere lo spirito con il quale sono stati affrontati i diversi progetti: dal nuovo ponte sul Canal Grande al sistema del people mover al miglioramento dei collegamenti con il garage comunale. Tutti progetti che parlano di movimento, che dicono di un luogo che ha nella sua capacità di mettere in relazione punti diversi la sua unicità. Qui chi arriva deve trovare un sistema di comunicazione facile e immediato per raggiungere i luoghi del centro, un servizio di mezzi di trasporto efficiente, un’offerta di luoghi e funzioni utili al viaggio e all’organizzazione del lavoro o del soggiorno in città.

Su questo si devono misurare il progetto urbano e quello architettonico, non dimenticando che la qualità non solo funzionale, ma anche estetica, rappresenta un punto importante per dare un segno di ospitalità a chi arriva, ma anche per lasciare un buon ricordo a chi parte.