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“Ogni epoca ha la rinascita dell’antichità che si merita” … Aby Warburg

Venezia è stata una grande Serenissima Repubblica conquistando i mari e il mondo allora conosciuto con barche così piccole da attraversare il Canal Grande per raggiungere i fondaci passando comodamente sotto il Ponte di Rialto o attraccando numerose e festanti in Bacino di San Marco e in riva degli Schiavoni.
Oggi Venezia, piccola città ridotta a meno di 60.000 residenti, conquista primati mondiali importando con navi-condominio contenenti 4-5000 persone alla volta, turisti “mordi e fuggi” che guardano dall’alto l’immagine del Bacino di San Marco, del fronte della Giudecca, mentre il movimento delle eliche e dei motori erode le fondazioni di quei palazzi le cui facciate rappresentano la restituzione visiva del “mito” della città storica.
Il dibattito sulla sostenibilità dei flussi turistici a Venezia si è ulteriormente acceso nel corso degli ultimi anni a causa dell’espandersi del settore crocieristico, quello dei “condomini del mare”. In pochi anni l’Italia è divenuto il paese leader nella costruzione delle navi da crociera e Venezia è diventata la prima destinazione italiana per tali traffici. Ha accolto nel 2010 (dati Autorità Portuale) circa due milioni di crocieristi (+14% rispetto al 2009), mentre l’incremento calcolato dal 1997 è del + 440%. Venezia nel Mediterraneo è il primo porto europeo come homeport (porto di imbarco e sbarco) alla pari con Barcellona ed è l’11° porto a livello mondiale. Si può ben comprendere che in questo contesto i flussi turistici con oltre quattro milioni di arrivi e 10 milioni di presenze (negli esercizi alberghieri ed extralberghieri), sommati ai turisti giornalieri divengono 15 milioni di presenze/anno. Il fenomeno del passaggio delle grandi navi in Bacino ha raggiunto un’elevata soglia di attenzione non solo a livello locale (migliaia di persone hanno firmato appelli e petizioni), ma anche per gli esperti e gli studiosi stranieri che cercano di fornire un quadro oggettivo dell’importanza e vastità di ciò che deve affrontare un ambiente fragile come quello veneziano. Numerosi quotidiani europei, da Der Spiegel che pubblica (21-2-2011) un articolo firmato da Fiona Ehlers “Das leben einer Toten” che meriterà il premio giornalistico “Venezia” di una delle più prestigiose istituzioni culturali veneziane, l’Istituto Veneto Scienze Lettere e Arti (a pari merito con Enrico Tantucci “Venezia merita di essere Venezia?) e l’Herald Tribune, che dedica un’intera pagina (14 maggio 2011) alla notizia che ben 619 passaggi di maxi-navi e 581 di navi traghetto si sono registrati nel 2010 nel Canale della Giudecca, testimoniando così la preoccupazione della comunità internazionale.
Venezia, scrive l’Herald Tribune, deve affrontare un’alluvione diversa da quella delle acque alte: l’alluvione dei giganteschi alberghi galleggianti. Il merito della campagna contro il transito delle grandi navi, che entrano dalle Bocche di Lido e attraversano tutto il Bacino di S.Marco, il Canale della Giudecca, per poi andare a “parcheggiare” nella Stazione Marittima, a 150 metri in linea d’aria dal popoloso quartiere di S.Marta, è dei Comitati ambientali che hanno raccolto non solo le firme della popolazione, ma anche dossier di studi e materiali informativi sui problemi ambientali e sanitari, di impatto ambientale, di inquinamento collegati al transito delle navi da crociera di grandi dimensioni.

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