![]() Il Mose: un buon modo per guardarsi dentro per i veneziani
Sono più venti che quindici anni che la mia vita di lavoro si intreccia con lo sviluppo di Venezia, a partire dalla mia convinta partecipazione alla avventura dell’Expo del 2000, e poi con un lavoro di riflessione costante e puntuale, sulla dinamica della città, in particolare alla sua integrazione con tutto il Nord Est, da qualche anno, con la convulsa evoluzione di tutto il quadrante dell’Europa Sud-orientale.
Trenta anni fa non avevo lo stesso pessimismo: ricordo quanta fiducia ebbi nella possibilità di una “scossa” provocata dai programmi di risanamento abitativo ed urbanistico promossi dal cosiddetto Comitatone; e quanta fiducia nel tempo ho esperesso verso il lavoro di progettazione delle grandi opere di salvaguardia della città e della laguna. Una progettazione che è andata per le lunghe (non per colpa dei progettisti ma delle autorità centrali e locali che la dovevano tramutare in impegni operativi) ma che ha permesso di mantenere la barca dritta fino all’autorizzazione, l’anno passato, della realizzazione del sistema MOSE. Onore, me lo si pemetta, a chi ha avuto la tenacia e la pazienza necessarie. A chi ha avuto peraltro anche la convinzione che Venezia potesse cambiare anche per dinamica interna e non a rimorchio dello sviluppo del Veneto e del Nord Est.
Rinasce quindi, almeno in me, la speranza che Venezia esprima vitalità anche dall’interno. In effetti la realizzazione del sistema MOSE può rappresentare un solido anello a cui agganciare una politica di sviluppo e innovazione tecnologica rispettosa delle specificità dell’ecosistema lagunare, delle condizioni della città storica e delle sue esigenze di conservazione attraverso l’innovazione. [ Pubblicato il 19 ottobre 2004 ]
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