myvenice.org - la cittadinanza virtuale di Venezia
Un intervento del Presidente del Consorzio Venezia Nuova
La ricerca di una direzione

"Venezia può divenire un banco di prova, nelle condizioni ideologiche del globalismo, di come e se la specificità possa tornare ad essere elemento essenziale della modernità" scrive Vittorio Gregotti in Venezia. Città della nuova modernità, edito dal Consorzio Venezia Nuova nel 1999. Una riflessione in termini esplicitamente propositivi affinché lo straordinario assetto della città storica europea, di cui Venezia è il simbolo e la metafora agli occhi del mondo intero, possa divenire, sempre con le parole di Gregotti, "il fondamento, e non l’impedimento, nei confronti dello sviluppo della propria modernità". Intorno a questa tesi, giusta, importante e largamente condivisa, abbiamo lavorato proponendo negli ultimi tre anni una serie, titolata viverevenezia, di iniziative culturali che hanno di volta in volta affrontato temi progettuali connessi con i luoghi urbani di Venezia: soluzioni adeguate per l’allestimento di campi o percorsi; suggerimenti per un uso “diverso” degli spazi pubblici attraverso gli occhi e le installazioni di giovani artisti; infine quest’anno, la lettura del disegno urbano veneziano, così ricco di segni preziosi e così invaso da segni occasionali, per rintracciare modalità nuove, antiche e rinnovate di percorrerlo.

Le iniziative proposte da viverevenezia si sono sempre configurate come un processo che ha coinvolto gruppi di lavoro composti da studenti e docenti provenienti dall’Università di Architettura di Venezia, ma anche dalle università più famose dell’Europa e del mondo. Giovani, dunque, che hanno sottoposto le loro idee e le loro elaborazioni a intensi momenti di confronto con i cittadini, con le associazioni e con le istituzioni veneziane, ma anche con i visitatori occasionali e con i turisti.

In questa città il Consorzio Venezia Nuova ha il ruolo che compete alla sua struttura e alla sua missione: cioè attua gli interventi di salvaguardia previsti dal suo contratto con lo Stato. Produrre è in sé un atto culturale: affrontare in termini progettuali temi cruciali per la città, avvalendosi di strutture qualificate a farlo, quali sono le università, significa anche voler ampliare il concetto di salvaguardia, porsi in termini critici il problema della qualità di quanto nel complesso viene prodotto per la città, senza cedere alla dilagante e inconsapevole casualità delle trasformazioni e senza rinunciare a progettare il nuovo.

I sistemi complessi non si difendono con soluzioni che ne semplificano l’articolazione ma al contrario richiedono una molteplicità di punti di vista, di riflessioni, di proposte pensate ed elaborate in modo da poter essere largamente condivise. Tuttavia una valutazione critica d’insieme deve incentivare e non immobilizzare i programmi operativi specifici che vengono messi a punto dopo la fase progettuale. La collaborazione fra soggetti e istituzioni diverse, fortemente voluta dal Consorzio come dalla locale Università di Architettura, si è proposta, da un lato, di recepire e dunque dare risposta alle molteplici esigenze che si esprimevano in un contesto tanto particolare e delicato come quello della morfologia urbana veneziana; dall’altro, di fornire, insieme alle idee, gli strumenti operativi per poter passare in tempi brevi a concrete realizzazioni. Quest’anno mi sembra molto importante la presenza diretta dell’amministrazione comunale e il coinvolgimento dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Comunicazione, che ha messo in campo il problema e la parola d’ordine “riordinare i segni” per una diversa leggibilità della città e dei suoi percorsi. Ritrovarsi o perdersi nel labirinto veneziano, labirinto di percorsi logici e fisici, potrà forse finalmente tornare ad essere non un accidente ma una scelta.

[ Pubblicato il 19 ottobre 2004 ]

Sito realizzato con SPIP da HCE web design
Logo e grafica hstudio
Fondazione Venezia 2000