![]() ![]() Sequence 1
A Palazzo Grassi fino all’11 novembre.
Sono 16 gli artisti, selezionati da Alison M. Gingeras, per la nuova mostra di palazzo Grassi, che costituisce l’inizio di un percorso, come indica anche il titolo “Sequence 1. Pittura e scultura nella collezione François Pinault”. Protagonista assoluto è Urs Fisher, poliedrico nelle dimensioni e nei materiali delle opere che spaziano dal monumentale albero nell’atrio di ingresso, a cui sono appesi ben duemila quadri, ai lillipuziani animaletti di colore grigio. È dello stesso artista anche l’idea di lasciare in alcune sale le tracce sbiadite, quali labile ricordo della precedente esposizione “Where are we going?”. Sulle sue orme anche Louise Lawler che ha fotografato l’Hitler di Maurizio Cattelan, riproponendolo in un altro contesto. Qui finiscono i riscontri con la precedente mostra.
Cambiano gli artisti e cambia l’allestimento: la modifica più appariscente è la sostituzione, all’esterno del palazzo, del cagnolino di Jeff Koons con il teschio, composto da pentolini in acciaio, dell’artista indiano Subodh Gupta. Nell’utilizzo di oggetti comuni in un contesto del tutto inusuale Gupta rimanda all’opera di Mike Kelly, che invece, quasi in un ritorno alla pop art, mette in scena la quotidianità di una stanza ordinaria con mobili standard. La figura del teschio e la sua allusione al “memento mori” richiama, al contrario, i due pannelli di Marlene Dumas, rappresentanti due cadaveri, che costituiscono il vertice drammatico di questa esposizione.
Dove c’è spazio anche per la denuncia politica del giovane milanese Roberto Cuoghi che dipinge le mappe dei paesi definiti “canaglia” dal Presidente USA, George Bush, e c’è spazio per la denuncia sociale delle aggressivi xerigrafie di Richard Prince: scene urbane, con scritte desunte dai graffiti di strada. Ma c’è anche posto per la colorata parete di Kristin Baker e per i leggeri acquerelli Laura Owens. C’è persino una zona relax, l’oasi di Franz West con le poltrone e i divani di plastica, dove riposarsi, leggere, conversare o anche per usi più maliziosi. Da sottolineare la bella retrospettiva, una gioiosa interpretazione delle pop art, del francese Martial Raysse.
Molti i progetti speciali commissionati per questa esposizione, compreso il chiosco, collocato in campo San Samuele, installazione a due mani di Franz West e Rudolf Stingel.
[ Pubblicato il 7 giugno 2007 ]
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