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A Venezia nuove professioni e creatività
La casa delle professioni: una politica per nuovi lavori

Che ruolo può avere la città di Venezia in relazione alla economia della creatività e, quanto l’economia della creatività legata alle attività intellettuali presuppone nuove forme e condizioni lavorative. Gli anni di redazione del sito Agenda Venezia e la conseguente pubblicazione del Rapporto sulla produzione Culturale a Venezia, ci consentono di porre l’attenzione su alcuni aspetti che hanno a che fare con la produzione degli eventi temporanei. Parlare di eventi a Venezia significa tre cose: una grande quantità di eventi, un enorme numero di visitatori, una grande capacità di mettere in moto professioni vecchie e nuove per la predisposizione degli eventi. Le dimensioni del fenomeno sono riassumibili in pochi ma significativi numeri: nel 2006 si sono svolti nell’area veneziana 2.036 eventi, per 12.120 giornate evento, organizzati da oltre 120 promotori, in 245 luoghi distribuiti nelle diverse parti della Città e della Provincia, sono numeri che confermano la grande rilevanza dell’impatto degli eventi culturali nell’economia, nella composizione sociale e nella struttura fisica della città. La consistenza delle professioni e degli operatori coinvolti non è rilevante solo in termini numerici, si stimano circa 3.000 addetti diretti , ma è rilevante soprattutto il processo di selezione e consolidamento professionale e imprenditoriale che viene attivato. Pensiamo ad esempio a tutte le professioni che stanno intorno alla produzione materiale di questi eventi, oltre ai creativi, attori, registi, musicisti, troviamo chi si occupa di spedire e impacchettare i quadri, chi allestisce le mostre, chi confeziona i costumi e le scenografie, i grafici, i webmaster che creano e diffondono la pubblicità, le hostess e i traduttori dei numerosissimi convegni, i falegnami, i tecnici audio, le comparse. Tutte queste attività, portano il numero degli addetti stimato a crescere e probabilmente a raddoppiare. E’ evidente che queste numerose attività o professioni creative, necessitano di nuove forme di assistenza e di normative; sta avvenendo infatti un forte cambiamento nelle forme della produzione dove appare centrale e strategica la dimensione territoriale. Come dice Aldo Bonomi, presidente della Fondazione Venezia 2000, attento osservatore di questi fenomeni “…la fabbrica esce dalle mura e si fa fabbrica diffusa, e Venezia è una grande fabbrica a cielo aperto”.

Da questo processo nasce la metafora Casa delle professioni, come luogo denso di capitale sociale determinato dalle capacità individuali e creative di ognuno, dove è più importante la differenza rispetto alla uguaglianza e l’identità dei vari soggetti, che necessitano di una autorganizzazione che parta dal basso, da dove si possa partire per un nuovo welfare.

[ Pubblicato il 16 marzo 2007 ]

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