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Palazzo Cornaro in calle della Regina
Da ricerche presso l’Archivio di Stato di Venezia, tracce di vita quotidiana nella Venezia minore della prima metà dell’800.

“Per errore quest’edificio è localizzato nell’elenco dell’Admiranda [1] a San Canciano, si trova invece a San Cassian o Cassano. Il palazzo era dei Corner della Regina, cioè del ramo della famiglia Corner al quale aveva appartenuto l’illustre regina di Cipro, nata nel palazzo preesistente nel 1454. L’edificio, ricostruito nel ‘700 rimase ai Cornaro fino al 1800, l’ultimo membro della famiglia, Caterina, lo legò al papa Pio VII e questi lo cedette ai Padri Cavanis, da loro lo acquistò il Comune di Venezia destinandolo a sede del Monte di Pietà. Questa benemerita istituzione, nel 1971 fu spostata da Venezia a Mestre, ed allora il palazzo divenne proprietà della Cassa di Risparmio dalla quale l’acquistò la Biennale nel 1975 [2] . La storia coinvolge questo palazzo proprio in un periodo di minore fasto infatti nel 1829 probabilmente il palazzo era in possesso dei Padri Cavanis, affittato a un ramo di una famiglia di nobili origini veneziane possidenti ..

Sfogliando l’Archivio di Stato di Venezia si incontrano le vicende di questa famiglia in un momento di drastica decisione che riguarda due dei loro 10 figli, siamo a Venezia il 24 gennaio 1829. L’impotenza traspare nella lettera al Commissariato di Polizia di Santa Croce Venezia dove i genitori chiedono che i loro figli vengano rinchiusi in Carcere Correzionale [3] fino al loro ravvedimento perché incorreggibili.. “Sono e mi chiamo Giuseppe S. Nobil Uomo , del fu Mario, cattolico, possidente di 63 anni ammogliato 10 figli nativo e domiciliato in questa città e da un mese circa abitante in calle della Regina nel fu Palazzo Corner….…da tre anni a questa parte due dei miei figli Bartolomeo 15 anni e Giulio 16 anni, si diedero allo spoglio della casa mia paterna sita a Santa Catterina dalla quale mi sono allontanato con la famiglia…

L’abitazione precedente era stata svaligiata dai ragazzini di “varj oggetti a lor profitto venduti, cornici dorate, specchi, lastroni, materassi ,coperte da letto e di altri attrezzi e suppellettili”.

Ma i furti continuano anche nel nuovo Palazzo Corner.... “Il Giulio asportò due cavedoni di ferro (grondaie) dal tetto. ..il Bartolomeo rubammi una camicia nuova ,uno di lor due rubò al servo di casa Giovanni Z. una camicia di tela. Il letto su cui dormivano li medesimi fu a poco a poco derubato dalle lane passando ora la notte sul nudo pagliericcio. . Jeri poi il figlio Giulio asportò l’intimela (federa) del suo letto. Malgrado siano ripresi più volte dalla loro madre questi la ignorano completamente anzi “saranno circa 10 giorni che si dedicarono a sventrare dalla loro nicchia le forme di piombo che pel di fuori del Palazzo sono affiancate alla muraglia che lo circondano. In cinque riprese furono eseguiti gli asporti a poco a poco di altre gorne (pezzi di grondaia)e i catenazzi (catenacci) dei balconi.

Il padre cerca in tutti i modi di recuperare i pezzi per tutta Venezia … uno dei compratori fa il compra ferrazza e ferro e venditore di pentole ai Frari in cui ignoro il nome e il cognome,il secondo fa il compra ferrazza e ferro a San Apollinare e il terzo fa il fruttajolo denominato il Moro in campo San Cassiano, che devo per verità dire che venne alla mia abitazione a riconsegnarmi dei pezzi…. Il giorno di jeri che ricercato da me il Bartolomeo dove avesse recato il pezzo di gorna asportato da casa, in risposta ottenni una tesa (un pugno) di mano con forza nel fianco destro. ogni giorno sono ubriachi e particolarmente di acquavite..

Sentiti sia Giulio che Bartolomeo, la Direzione Generale di Polizia decide il 7 febbraio che vengano condotti in carcere con l’imputazione di “incorreggibilità , furti domestici ed inquietudini in società, 2 mesi di reclusione” siccome di nobile origine vengono separati dagli altri carcerati . Escono dopo due mesi ma il 7 settembre ritroviamo la supplica del padre e della madre affinché “i ragazzi siano passati alla Casa dell’industria a San Lorenzo [4] per un tempo indeterminato “onde tolti così dalle pratiche perniciose , dell’ozio e del vizio..” visto che sono incorreggibili e visto che non hanno l’età per essere forzatamente arruolati...

[1] Il Console Smith (1674-1770) scrisse di suo pugno il catalogo degli edifici veneziani e dei loro particolari premesso alla collezione dei disegni del Visentini intitolato Aldmiranda Urbis Venetae

[2] Elena Bassi in Palazzi di Venezia pag.166 La Stamperia di Venezia Editrice 1976

[3] Il Carcere Correzionale si trovava alla Giudecca

[4] ...."che serva come casa da castigo a poveri disobbedienti, quanto come casa di lavoro ed albergo per raccogliervi tutta la classe del povero tale riconosciuto e capace" dal Piano per l’erezione di una casa di lavoro in Venezia di Marco Molin in obbedienza al decreto governativo 7 settembre 1804

[ Pubblicato il 5 maggio 2006 ]

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