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Pontus Hulten - Artisti da una collezione
All’Istituto Veneto a Palazzo Franchetti fino a luglio

Pontus Hulten scende a Venezia dalla sua nativa Stoccolma dopo tanti anni, e lo fa in una veste inedita: da collezionista. Centocinquanta opere di una collezione che ne contiene oltre quattrocento sono esposte a Palazzo Franchetti dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti dal 5 Marzo al 9 Luglio a cura di Stefano Cecchetto. Sono opere che dicono di tanti incontri, di intensi e duraturi legami d’amicizia con chi, in arte, ha movimentato il Novecento: Sam Francis, Warhol, Ernst, Brancusi, Malevic, Duchamp, Oldenburg, Tinguely, per citarne solo alcuni. Pontus lasciava Venezia nel 1993 dopo aver avviato con straordinario successo la stagione delle grandi mostre a Palazzo Grassi. Una per tutte "Futurismo e futurismi" ha letteralmente cambiato l’atteggiamento politico che si aveva fino ad allora verso i militanti di quel movimento: "bisogna pensare che i futuristi avevano l’etichetta di fascisti prima di considerare il movimento nella sua complessità" racconta facendosi pensoso. Se gli si chiedono notizie di quella densa avventura veneziana rievoca le perlustrazioni in laguna nella sua barca dal nome insolito "Tempi d’ozio" , la frequentazione assidua degli amici artisti Emilio Vedova e Santomaso e gli affiora dalla folta barba bianca un sorriso di irresistibile dolcezza. Pontus Hulten ha sempre vissuto in città d’acqua: Stoccolma, dove ha diretto il Modern Museet prima di approdare in laguna, Los Angeles, al Museum of Contemporary Art:"una fatalità, e ovunque andassi c’era una barca ad aspettarmi per portarmi in giro. A Venezia ho avuto la fortuna di vivere momenti magici muovendomi per la laguna e mi sono spinto poi lontano fino alle coste istriane e ritorno" ancora quel magico sorriso diffonde sui forti zigomi scandinavi e accende gli occhi azzurrissimi. Gli piace soffermarsi sulle origini nordiche di Venezia, sulle prime tracce rinvenute all’isola di Torcello. Si sente che non è un caso se proprio a Venezia ha deciso di dare visibilità a una parte della sua collezione privata che coincide con la sua vita intima, con i tanti doni di amici. È stato grazie all’amica Clarenza Catullo, sua assistente negli anni di Palazzo Grassi, che gli è stato possibile far ritorno in città con le sue opere. La mostra vuole raccontare soprattutto una trama di amicizie e incontri felici, tutti molto personali e veritieri. È divisa in tre sezioni che coinvolgono diverse tematiche.

La prima, "gli amici di Hulten" è un percorso espositivo che avvolge cinquant’anni di frequentazioni e vorrebbe svelare attraverso il manufatto d’arte la dimensione intima e segreta di un reale, fertile interscambio tra critico e artista; quadri, installazioni, fotografie di amici come Robert Rauschenberg, Niki de Saint-Phalle, Jasper Johns, Jean Tinguely (il più fraterno tra gli amici), Rebecca Horn. La seconda sezione riguarda Hulten allo specchio (par lui meme) ed è una galleria di omaggi in forma di ritratto dov’è sempre lui il soggetto da ritrarre in molti, caleidoscopici, angoli visuale. La più intima e segreta è la terza sezione: una piccola galleria di disegni e opere su carta che lo storico dell’arte svedese ha collezionato per sé. Vi figurano: Malevic, Marcel Duchamp, Francis Picabia, Max Ernst, Constantin Brancusi, EmilioVedova, Daniel Buren. "La strada di Pontus" è inveve un racconto per immagini fotografiche del lungo e "contagiante" percorso artistico-affettivo di questo straordinario personaggio.

[ Pubblicato il 16 marzo 2006 ]

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