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Il caso dell’incubatore Ex Cnomv alla Giudecca
Venezia: museo senza cittadini o capitale dell’economia immateriale?

Sempre più si fa acceso il dibattito sulle dinamiche di trasformazione metropolitane in atto, queste hanno infatti avuto accelerazioni e magnitudine impensabili fino a qualche anno fa, e sono avvenute a seguito dei rapidi cambiamenti nell’economia e nella società, allo sviluppo dei trasporti, negli stili di vita, etc.

Per gli amministratori pubblici si è posto il problema su come interpretare e gestire allora il processo di mutamento delle aree urbane. Come riconvertire le aree verso i nuovi usi e orientarle sempre piu’verso una riqualificazione e rivitalizzazione. Come rispondere alle nuove esigenze abitative e lavorative della popolazione nel mutevole e difficile contesto di una globalizzazione piu’ competitiva che culturale. Come anticipare le esigenze e le trasformazioni in atto direzionandole attraverso una pianificazione strategica verso una vivibilità del tessuto urbano e uno sviluppo sostenibile. Il problema che spesso i luoghi non si sono adeguati a queste esigenze, oggi non hanno piu’ senso le fabbriche e i quartieri dormitorio, ma come usare ora gli scheletri contenitori del passato e cosa far fare alla gente che vi abita? Oggi in quest’ottica di continuo riassetto e riconversione Il sistema urbano va ridefinito e reinterpretato come città giornaliera fatta non piu’ o non solo dai suoi abitanti ma dai suoi utenti (city users) da coloro che ci vengono, la usano e la visitano per diversi motivi: turisti, studenti, pendolari, lavoratori temporanei etc Questo è proprio il caso di Venezia: città unica, dall’equilibrio delicato e di difficile gestione e che proprio in quanto tale puo’ essere considerato un laboratorio per gestire il passaggio verso una modernità armonizzata alle esigenze dell’essere umano.

Ma cosè oggi Venezia? Visitata da oltre 17 milioni di persone e abitata da 64.000 residenti. Oggi è diventata da luogo esclusivo e romantico a una delle piu’ importanti attrazioni del turismo di massa, una città che vive attaccata al respiratore artificiale di una ricca e precaria monocultura. L’apertura delle frontiere, i low cost, e altri fattori la fanno essere meta di un turismo escursionista incolto, di passaggio, mordi e fuggi, così la ex-Repubblica Serenissima diventa un grande luna park, un banchetto dove i proprietari di diritti di vendita di servizi turistici si arricchiscono e dove gli inconsapevoli passanti confermano la vaga stereotipata idea che avevano della città prima di arrivarci. Piu’ che turismo culturale sembra un turismo fatto di cibo per piccioni, dubbia arte ambulante, orridi souvenirs, cibo plasticato vendito da società Cinesi che hanno preso il posto di caffè, pasticceria e bacari di un importante tradizione, un turisdotto di gregge umano che va dai terminal di arrivo a Piazza S.Marco passando per Rialto,. Questo stato di cose sta facendo parlare di morte della città non tanto per sprofondamento sulle sue instabili fondamenta a palafitte ma per soffocamento convulsivo da economia di ipercapitalismo deregolato.

Ma dagli scenari tendenti verso l’apocalittico ci sono anche alcune nuovi segnali di leggera inversione di tendenza che fanno ipotizzare scenari piu’ ottimistici nella direzione di uno sviluppo piu’ sostenibile e consono alle caratteristiche di Venezia ecco perchè:

Tra le iniziative rilancio e riconversione dell’economia locale veneziana c’è il parco tecnologico VEGA (VEnice GAteway), Porta dell’Innovazione di Venezia, una porta che facilita ed organizza le relazioni offrendo supporti tecnici e che rende appetibile l’insediamento di imprese innovative. VEGA ha per finalità la riconversione della prima zona industriale di Porto Marghera attraverso la duplice missione di realizzare infrastrutture per attrarre aziende ad elevato contenuto scientifico e tecnologico e di facilitare il trasferimento di conoscenze. In un processo che dovrebbe andare oltre l’operazione immobiliare per contribuire a una riqualificazione ambientale, urbana ed economico che rappresenta una delle principali sfide ed opportunità dell’economia veneziana: quella di innalzare il tenore tecnologico e la competitività della base economica veneziana. Un altro progetto per lo sviluppo dell’economia e del territorio è Il progetto Venice District for Innovation che nasce come strumento per facilitare l’insediamento di attività produttive innovative. In pratica è una struttura di servizio di cui si è dotata l’Amministrazione della città per supportare e attrarre gli investimenti. Previsti interventi di trasformazione dell’ambiente urbano per favorire le condizioni infrastrutturali e di sistema perché le imprese innovative si insedino nella città, progetti urbani in corso di attuazione con opportunità insediative di siti non utilizzati e/o di aree dismesse localizzate in posizioni urbane strategiche. La creazione di strutture ed infrastrutture in aree con particolare attenzione a costruzioni di pregio storico architettonico o definite di archeologia industriale, nonché di edifici pubblici dimessi (scuole, ospedali, ex luoghi di culto). A tal scopo viene posta particolare attenzione alla creazione di incubatori per l’insediamento di imprese operanti nei settori innovativi.

Incubatore ex Cnomv alla Giudecca Da qui la nascita dell’incubatore Venicecube e Consorzio ex Cnomv Collocato nella zona più panoramica della Giudecca, affacciato sul Bacino di S. Marco, è facilmente raggiungibile da tutti punti di snodo della città e risulta centrale rispetto alle principali attività produttive presenti nel centro storico. Restaurato completamente dall’Amministrazione Comunale di Venezia con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale L’incubatore è dotato di impianti tecnologici all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente e dei risparmi energetici, gli spazi destinati agli uffici sono stati studiati per essere facilmente personalizzabili ed adattabili alle esigenze delle singole neoimprese. Sviluppato in tre piani di circa 1000 mq. ognuno, l’immobile è caratterizzato dall’uso di spazi comuni e sale multifunzione. L’utilizzo delle migliori tecnologie presenti sul mercato e del rispetto parametri di economia del lavoro e dell’architettura ecocompatibile rendono l’incubatore un contesto particolarmente adatto alla concentrazione favorendo la creatività e lo sviluppo di sinergie e di una catena del valore tra le aziende giovani ospitate, fino all’ipotesi di un polo della comunicazione che serva a tutto quello che succede in città, e che faccia fronte comune nel proporsi sul mercato.

Il clima che si respira e i primi risultati sono sicuramente ben auguranti. Ma è’ ancora presto per dire se esiste concretamente un nuovo modello di sviluppo locale che attirando nuove professionalità e favorendo l’insediamento nel centro storico di imprese innovative, legate alla produzione immateriale inverte la tendenza verso la deriva del turismo e all’esodo della cittadinanza. Sicuramente un seme è stato piantato e come sempre occorre tempo per vedere se spunta la pianta, che ora si deve coltivare con cura e lavoro affinchè gli sforzi vadano a confluire in un unico fiume rapido e abbondante e non si disperdano in tanti rigagnoli di interessi particolari che dopo il passaggio lasciano il terreno piu’ arido e improduttivo di prima… Se questa tendenza si innesca veramente in un circolo virtuoso Venezia si candida ad essere, concretamente, un distretto per l’innovazione e l’economia immateriale, direi in modo sano e complementare a quella della sua naturale vocazione turistica culturale. Venezia insomma come laboratorio e metafora dell’Italia Intera: che non puo’ piu’ mantenere manifatture a basso valore aggiunto, ma che deve usare il proprio capitale umano come un software (lasciando l’hardware ai paesi a basso costo di manodopera). L’imperativo è sviluppare settori della qualità, della creatività, legati alla comunicazione, all’arte, allo stile, al bello, al saper vivere, e al gusto valorizzando così le caratteristiche italiche che hanno fatto della penisola luogo elettivo e centrale in Europa nel Rinascimento. In fondo oggi quello che serve a Venezia per tornare viva e produttiva è veramente poco: un cavo di una fibra ottica, un amministrazione lungimirante, e una cultura comune che voglia ritornare al godimento vero delle sue magiche, poetica atmosfere, avvolti nel suo tipico silenzio contemplativo senza l’inquinamento del pacchiano souvenir o di navi da crociera gigantesche e grottesche nel contesto lagunare.

[ Pubblicato il 14 dicembre 2005 ]

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