![]() ![]() Venezia è una città. Come è stata costruita e come vive
Recensione del libro "Venezia è una città" di Franco Mancuso
Venezia: da città anfibia a città turistica Salvare Venezia era il titolo dell’edizione francese del Rapporto Unesco per la salvaguardia di Venezia, pubblicato a Parigi nel 1971 , Abitare Venezia è il titolo del volume di F.Mancuso che richiama nelle finalità quel testo. Dichiarava in premessa René Maheu, direttore Unesco: “Dobbiamo salvare Venezia: dobbiamo, possiamo farlo. Ma l’impresa, di complessità e difficoltà eccezionali, ha possibilità di successo solo se viene compresa. Che cosa dobbiamo salvare? Da che cosa? Come?” .
Mancuso, con tematiche e intenzionalità simili, parte dalla ricostruzione storica dei problemi per:
Salvare/salvaguardare/proteggere questa città è, infatti, lo scopo -dichiarato o inconscio- di ogni studioso che a partire dai problemi di Venezia cerca di rielaborarli per giungere ad analisi-anamnesi, a formulare cure-ricette finalizzate a non perdere questa “città di pietra” il che significa non perdere neppure la “città reale” costruita -come ricordava Teresa Foscolo Foscari- con “volontà di ferro e circostanze felici”. La prima e interessante caratteristica del libro, riguarda proprio la continuità nello svolgersi della storia della città (Cap.I La fabbrica della città, Cap.II Forme di Venezia, Cap.IV La Laguna), città mitizzata, città “capolavoro” studiata da centinaia e centinaia di esperti che necessita, però, continuamente l’esercizio dell’approfondimento (storico, scientifico) e della correlazione di analisi complesse per essere interpretata. Il volume di Mancuso rappresenta un contributo in questa direzione, facendo sintesi delle ricerche pluridecennali da lui condotte su Venezia, in ambito universitario e professionale, prendendo in esame i più rilevanti aspetti fisici, materiali e immateriali, che hanno contribuito alla formazione di un sistema perfetto di coabitazione terra/acqua, uomo/ambiente naturale, città/campagna. La ricostruzione è filologica e approfondita per tutti i sistemi che compongono il mosaico veneziano, con l’individuazione degli elementi di fragilità/criticità che l’hanno connotato nel corso dei secoli, con una formazione lenta, graduale “esperenziale” dove ogni passaggio (e ogni intervento) è stato attuato in forma progressiva. Dal testo anche un lettore “foresto”(come evidenzia F.Erbani nella prefazione) può ricavare una descrizione approfondita dei contesti e dei metodi di intervento, impratichendosi del vocabolario “veneziano” delle “Arti del costruire” in un ambiente ostile edifici e spazi aperti, difese a mare e canali navigabili, con una “esperienza che si fa scienza” sulla base delle direttive politiche della Repubblica di Venezia, più che di trattati o manuali. Il testo non è, né intendeva rappresentare, un Atlante storico (alla maniera di Wladimiro Dorigo), né un trattato di “storia urbanistica” (Erbani, p.XI), ma una lunga narrazione che parte dal presupposto che a Venezia “è l’architettura che si fa urbanistica”, per descrivere una città straordinaria, rivolgendosi ad un’ampia platea di lettori, veneziani e non, tecnici o semplici amatori della città.
L’intento -dichiarato dall’autore in premessa (ello di:
a - “L’essere una città storica, piuttosto che centro storico di una città “normale” costituisce un punto di forza ed uno di debolezza di Venezia. Punto di forza se la si considera in rapporto alla sua immagine (...) è rimasta sostanzialmente integra (...) Allo stesso tempo, è punto di debolezza perchè non essendo centro di una più vasta e moderna città non riceve che dall’esterno quelle energie che altrove, nel bene e nel male, sanciscono la centralità e determinano il ruolo delle città storiche” b - Venezia oggi è una piccola città, con appena 60.000 abitanti, alla fine della guerra (Seconda guerra mondiale, ndr) ne aveva 178.000. Il territorio comunale di Venezia è vasto, uno dei più estesi del Veneto. Ma in esso esistono più città: Mestre innanzitutto che con 178.000 abitanti costituisce la parte preponderante, compresa la compagine di Marghera, cresciuta alle spalle della grande zona industriale, gli insediamenti insulari e litoranei dove vivono altri 30.000 abitanti. Occorre anche considerare gli altri centri della terraferma, che gravitano sulla città per il lavoro e i servizi.”. Ecco allora il drammatico paradosso: una città di eccezionale bellezza e urbanisticamente perfetta (…) e tuttavia in declino, che appare cambiata anche ai pochi veneziani rimasti... . stravolta tutto l’anno a causa delle frotte dei turisti. E’ una città ammalata di troppo turismo”. Quest’ultimo capitolo del libro richiederebbe, forse, un ulteriore volume di analisi e riflessioni che non tarderà ad uscire…Venezia è una “ragazza in vetrina” che attira sguardi e clienti in tutte le librerie. Cercherò di sintetizzare i motivi di disaccordo. Assumere il parametro dei residenti nella sola città storica come il livello oltrepassato il quale (è già successo, da novembre 2009 sono 59.965) Venezia non sarebbe più “una città”, significa per Mancuso disattendere alla sua premessa iniziale: “Vale per ogni città: se si vuole capirne veramente il senso, occorre ripercorrere l’itinerario della sua formazione storica e guardare sempre al territorio sul quale e dal quale ha preso forma” e per Venezia tale territorio non è ristretto ai margini delle barene di terraferma o all’ambito lagunare sul quale è stata fondata, ma è frutto di un disegno molto più vasto che coinvolge ambiti allargati. Non a caso la Legge speciale del 1971 per risolvere i problemi urbanistici aveva previsto la redazione di un Piano comprensoriale, in un ambito allargato ad una trentina di comuni, rivelatosi comunque insufficiente per comprendervi tutti i problemi. ......Il futuro di una città-mondo, come si auspica rimanga Venezia, non può che allargare a varie scale le considerazioni, le analisi, le proposte di piano e le attese per il futuro. Quella limitata alla città storica, che nega l’evidenza di un comune anagraficamente anomalo, nel quale oggi ritroviamo residenti a Mestre –dove si sono trasferiti residenti della città storica alla ricerca di una casa moderna o più semplicemente di una casa- i circa 200.000 abitanti che in gran parte sovrappopolavano il centro storico di Venezia negli anni ’50. E Mestre non è una città autonoma, ma un quartiere/municipalità di Venezia, come Marghera, Favaro, Chirignago, Lido, ecc. Era già una città, indipendente, fu costretta all’annessione nel comune di Venezia nel 1926 per realizzare il disegno della Grande Venezia ed ora rientra nel novero dei “problemi di Venezia”, o può dare, invece, un contributo alla loro soluzione? ..... In un contesto mondiale di città mutate da architetture inquietanti, e di paesaggi urbani in cui è sempre più difficile riconoscersi, Venezia, con la sua antica struttura disegnata dai canali e così ben descritta nel volume, potrebbe, invece, sconfiggere l’omologazione e, fra sentimento della venezianità e identità cittadina, offrire nuove forme dell’abitare, tutte compossibili in un ambiente costruito come quello della città storica, tanto antico da essere non solo contemporaneo, ma proiettato nel futuro. Occorrono, quindi, progetti diversi per dare significato a ciò che rappresenta il suo anacronismo: quello di una città collegata al passato e insieme “collegata ad un tempo che non è ancora venuto” . Per tutti coloro che hanno a cuore i destini di questa città, forse è ora di passare dalle analisi al confronto sulle soluzioni. Anche se “il conflitto tra le diverse Idee di Venezia è destinato a permanere nelle impostazioni convegnistiche e associative e nelle scelte e non scelte dei poteri amministrativi e politici” è tempo di decisioni coraggiose. Decisioni non semplici, e spesso controintuitive, dato che Venezia non è una “incantevole assurdità” come sosteneva Voltaire, anzi, nella costruzione/formazione di questo habitat, come dimostra con chiarezza il testo di Mancuso, non vi è niente di assurdo o casuale. [ Data di pubblicazione: 16 novembre 2009 ]
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