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Venezia e la grande sfida dell’Expo
Verso l’expo di Milano 2015

L’Expo 2015 di Milano va prendendo corpo a Nord Est. Nei giorni scorsi due importanti occasioni pubbliche hanno presentato questa ipotesi all’attenzione di tutti. Martedì la struttura organizzativa dell’Expo ha avviato qui la prima tappa di un road show fra le grandi città italiane e ad esso hanno poi contribuito molti rappresentanti delle istituzioni e della cultura veneziani chiamati dal Comitato -creato dal Comune per l’Expo 2010 - ad apportare concreti elementi progettuali al tema fondamentale per l’Expo 2015 che riguarda i mezzi e i modi per «nutrire il pianeta» nel terzo millennio. Il giorno dopo l’organizzazione dell’Expo milanese ha proposto con una lectio magistralis del Cardinale Angelo Scola anche gli elementi astratti del pensiero filosofico che può/deve strutturare fra quattro anni la riflessione collettiva e generale sulla nutrizione umana. Le due iniziative hanno messo il timbro su un passaggio forse inatteso: la grande storia delle Esposizioni Universali torna a depositarsi nelle nostre terre. Ci provarono alcuni alla fine del secolo scorso con il tentativo di localizzare a Venezia l’Expo 2000: il tentativo fallì per l’imprevidenza proprio dei veneziani che non riuscirono a vedere allora il peso positivo di questa scelta; ma la storia ha la capacità di reimpostare da sola le scelte giuste e ora il tema è di nuovo all’ordine del giorno locale attraverso questa improvvisa capacità di presenza organizzativa e di pensiero alto qui sviluppata. La capacità organizzativa viene dalla fruttuosa presenza a Shanghai del padiglione veneziano, aperto dal Comune come porta del Veneto e di tutto il Nord Est italiano verso il mondo là convenuto per l’Expo 2010: le attività economiche vi vennero presentate con la capacità che esse stesse riuscirono a mettere in campo e le manifestazioni della cultura ebbero la risonanza che la Fenice e le nostre università, Ca’ Foscari soprattutto per l’importante ruolo dell’insegnamento della lingua cinese, portarono a contatto con i 73 milioni di visitatori.

Ora questa esperienza può essere messa a frutto per tutta l’area nordestina ma una realtà ben più vicina ed agevole da frequentare: con la importante variabile che questa volta non occorre andare là, poiché la vicenda si snoda qui assai più vicina. Anzi - se sapremo fare - l’Expo stessa troverà ragioni per giungere qui, sia per cogliere alla fonte i venti milioni di visitatori di Venezia, assai utili per fare il numero che poi decreterà il successo o meno di Milano, sia perché qui la capacità produttiva del Nord Est ha recentemente assunto forti caratteri nell’agroalimentare in tutte le sue specialità. Ma soprattutto l’apporto veneziano è stato di grande impatto nell’alto intervento del Patriarca, chiamato alla Cini a presentare gli elementi sociali per «abitare il mondo domani». La necessità di una ecologia umana è al centro del pensiero del cardinale, riportandola agli elementi che furono essenziali nella teoria relazionale di Adamo Smith (dello Smith del 1759, quello della Theory of Moral Sentiments, diremmo noi), che ha portato molti elementi aristotelici nel pensiero moderno. Su questi si «impianta» l’uomo del terzo millennio, capace di vivere il mondo con uguale ecosofia, essendone così una parte nel tutto, ma una parte attiva a tutelare il tutto che lo ingloba, non solo l’ambiente, ma anche la società e la psiche soggettiva stessa. Rappresentare tutto ciò a Milano è la sfida per coloro che vogliono superare le incertezze comportamentali del presente: Venezia ha dato grande prova nel millennio dalla sua fondazione di esser capace di affrontare i mutamenti; ora la grande metropoli nata intorno ad essa deve su questi temi misurarsi.

[ Data di pubblicazione: 1 giugno 2011 ]

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