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Venezia città dell’innovazione e della creatività
Venezia può elaborare e diffondere forme nuove di innovazione attraverso la creatività artistica e la comunicazione

Il dibattito politico degli ultimi mesi ha lasciato in secondo piano il futuro economico di Venezia.L’abitudine allo sfruttamento intensivo della rendita, non solo in centro storico, ha disabituato a un ragionamento su possibili alternative. Colpisce, piuttosto, che il problema non sia stato posto a livello regionale, sulla cosiddetta terraferma. Forse perché ci siamo abituati a pensare a come salvare Venezia, ci siamo disabituati a immaginare come capitalizzare Venezia. Eppure la città, mai come ora, appare come una risorsa da spendere: mai come ora ne abbiamo bisogno non solo per una passeggiata domenicale, ma anche e soprattutto come leva per avviare un urgentissimo percorso di internazionalizzazione della nostra economia e, più in generale, della nostra società. In città e in regione, il discorso sull’economia veneziana si è costruito attorno alle differenze con la terraferma e con il modello di sviluppo industriale che ne ha segnato il successo nel corso degli ultimi vent’anni. Il modello della piccola e media impresa e dei distretti industriali ha caratterizzato l’intero Nord Est senza coinvolgere direttamente la capitale del Veneto, ancorata ad una specializzazione di grande impresa e di amministrazione pubblica. Queste differenze hanno reso complicata una riflessione sul suo possibile contributo al modello economico regionale e sulla sue potenzialità come cerniera fra sistema locale e mercati internazionali. L’attuale fase di transizione del modello economico veneto suggerisce una svolta. Il passaggio da un modello estensivo di produzione a un modello di sviluppo a maggiore intensità di conoscenza consente/impone di ripensare le funzioni della città nell’ambito di un processo di integrazione con il sistema Nord Est. Non si tratta semplicemente di mettere in piedi laboratori scientifici e di attirare centri di ricerca e sviluppo di qualche multinazionale. Oggi tradurre in prodotti e processi la ricerca scientifica di base non costituisce più l’unico modo legittimo di innovare e di competere. Le imprese innovative sono sempre più spesso imprese che riescono a combinare in modo originale tecnologie, capacità di design, abilità nella comunicazione, forme nuove di organizzazione del lavoro. Questa "creatività" è un fattore di crescita che l’economia del Nord Est ha già dimostrato di possedere, ma che merita oggi di essere sviluppato e rinnovato in una prospettiva maggiormente proiettata all’ internazionalizzazione.

la carta delle trasformazioni urbane La città dispone di tutte le risorse necessarie a sviluppare un percorso in questa direzione. Ha un Parco Scientifico e Tecnologico incardinato in un’area a forte sviluppo terziario. Ha Università e centri di ricerca a presidio di alcuni saperi chiave rispetto ai temi dell’innovazione e della creatività (Economia, Scienze, Lettere, Lingue, Architettura e Design, Informatica). Ha istituzioni culturali di grandissimo prestigio, in particolare in ambito artistico (Cini, Biennale, Guggenheim, Candiani). A oggi, l’attività di queste istituzioni non appare integrata all’interno di una proposta progettuale condivisa, né saldata in alcun modo con un progetto generale più ampio di tipo regionale. E’ chiaro che ciascuno di questi enti ha facoltà e dovere di sviluppare percorsi autonomi di crescita, ma è altrettanto vero che oggi queste strategie sembrano il motore di una dispendiosa dinamica centrifuga. Cosa può fare Venezia per il Veneto? Tante cose. Alcune concretissime.

Venezia può elaborare e diffondere forme nuove di innovazione attraverso la creatività artistica e la comunicazione. Le imprese del Veneto vogliono designers, comunicatori, e spazi di sperimentazione originali. La tradizione manifatturiera del Nord Est sta rapidamente lasciando spazio a funzioni aziendali e professionalità nuove, senza le quali è impossibile competere. Venezia ‘può spendere una lunga tradizione di creatività al servizio delle imprese attraverso forme di stage internazionali o laboratori da sviluppare in parte in città, in parte nelle imprese. Queste attività devono essere attivate principalmente dalle istituzioni della ricerca e della formazione, ma anche stimolate dal comune attraverso l’attribuzione di spazi e il sostegno a manifestazioni. Venezia può diventare il laboratorio di una nuova cultura del turismo basata sulla progettazione di esperienze sofisticate. Il turismo a Venezia è principalmente sfruttamento della rendita.

L’imprenditorialità locale non è riuscita ancora a mettere in moto meccanismi di innovazione. La città può lanciare un programma di sperimentazione di nuova offerta di servizi per la fruizione della città (video, multimedialità, nuove tecnologie) incentivando la nascita e il consolidamento di operatori innovativi. L’economia veneta si basa in misura crescente sul turismo. Disporre di un laboratorio di sperimentazione del prestigio di Venezia potrebbe costituire un punto di forza per l’intero sistema regionale. Venezia può diventare un punto di riferimento per l’elaborazione di nuove modalità di mediazione culturale e linguistica rispetto a aree strategiche quali Cina e India. Le economie di Cina e India sono percepite principalmente come minaccia e, nonostante i molti proclami, stentano ad essere messe a fuoco come opportunità. Molti studenti di lingue di Ca’ Foscari occupano oggi ruoli importanti in questi paesi (in particolare in Cina) e potrebbero diventare un punto di riferimento per avviare iniziative di ricerca e divulgazione sulle specificità dei paesi emergenti. Per contro, questi centri di competenze potrebbero diventare spazi di elaborazione di strumenti di comunicazione per valorizzare al meglio la nostra tradizione culturale, artistica e industriale. Venezia può candidarsi a studiare e raccontare il Veneto nel mondo. Oggi il modello veneto, a torto o a ragione, costituisce uno dei punti di riferimento a livello mondiale per le, grandi università (ad es. MIT), e le agenzie di sviluppo internazionali (ad es. IJNJDO, United Nation for Inclustrial Development).

Venezia può candidarsi a sviluppare una specializzazione di studio e di proposta culturale e scientifica per questi soggetti, promuovendo forme innovative di formazione e di scambio di esperienze a livello internazionale. Questo ruolo di attrazione consentirebbe al sistema Veneto di acquisire nuovi punti di vista e nuovi interlocutori, da coinvolgere in iniziative di rilievo in forma più stabile e strutturata.

Venezia può candidarsi ad ospitare agenzie internazionali impegnate su temi di rilievo per il futuro dell’economia veneta. L’internazionalizzazione del sistema economico regionale passa attraverso la capacità di attrarre agenzie internazionali di prestigio. Queste istituzioni non possono essere semplicemente "ospitate", né il loro contributo può essere calcolato solo rispetto al numero di funzionari e dirigenti si trasferiranno in città. Il loro molo deve essere strategico rispetto a un contesto più generale perché i saperi che presidiano sono essenziali nel futuro della regione. Un ottimo esempio di progettualità in essere è la creazione a Venezia di un’agenzia per la Proprietà Intellettuale in collaborazione con lo European Patent Office. Il tema dei brevetti è strategico per l’intero sistema produttivo nazionale. La lista potrebbe continuare. Si tratta di esempi che riflettono buon senso, ma che per essere messi in pratica richiedono un atteggiamento meno conservativo rispetto alla città e più determinazione. Le energie per un salto di qualità in questa prospettiva devono necessariamente venire da. uno spazio metropolitano esteso e da un progetto condiviso su scala regionale. A Venezia, in centro storico così come in terraferma, i potenziali artefici/beneficiari di questa trasformazione sono una nuova generazione di professionisti e di imprenditori che ha intrapreso la strada dell’innovazione e dei servizi. Sono tanti, spesso competenti e capaci di vera imprenditorialità. Per ora ancora poco rappresentati.

[ Pubblicato il 19 dicembre 2005 ]

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