myvenice.org - la cittadinanza virtuale di Venezia
Richier ritrovata
Le Sculture e i Disegni di Germaine Richier alla Peggy Guggenheim Collection fino al 05/02/07

Nel 1952, alla Biennale di Venezia, Palma Bucarelli come direttrice della Galleria d’Arte Moderna di Roma, acquistò la statua “L’orco” di Germaine Richier e fu subito aspra polemica per il carattere sgraziato dell’opera, raro esempio di scultura informale. Ora una variante di questo stesso soggetto è esposta alla collezione Peggy Guggenheim di Venezia, nell’antologica dedicata a quest’artista francese, in corso fino al prossimo 5 febbraio. La mostra, a cura di Luca Massimo Barbero, riscopre il lavoro della Richier (1902 – 1959), molto famosa, a livello europeo, a partire dalla fine degli anni trenta del secolo scorso, con più partecipazioni alle Biennali, a cominciare da quella del 1948, ma da qualche tempo un po’ ignorata. Eppure nella stessa collezione Guggenheim figura in permanenza la sua “Tauromachia”, eseguita ne 1956 e acquistata nel 1960 da Peggy, dove il cranio scarnificato dell’animale, è tenuto per un corno, quale trofeo, dal torero.

I suoi inizi sono decisamente classici, come dimostrano i disegni e i primi busti, quale il ritratto della sua modella “Regodias”di cui vengono messe a confronto il gesso preparatorio, quello definitivo e la realizzazione in bronzo tra il 1938 e il 1939.

Negli anni quaranta le forme cominciano a decomporsi in un progressivo scarnificarsi delle figure: la svolta diventa definitiva nel 1946 con “La mantide”, inquietante declinazione di un insetto dalle apparenze antropomorfe, a cui fa seguito “La formica” del 1953. Altra tappa fondamentale il filiforme “Don Chisciotte” (1950-51) il punto di convergenza più alto con lo stile di un Giacometti.

I corpi, anche quando mantengono la loro solidità, perdono l’iniziale levigatezza, sono grumi di materia, che alterano l’espressione del volto, quando non lo cancellano. Esemplari le due statue che rappresentano la quintessenza del maschio e della femmina, opportunamente esposte l’una di fronte all’altra, quasi una moderna versione dell’eterno mito di Adamo e Eva, La denominazione però diverge: “Il temporale” (1947- 48) è il titolo scelto dalla Richier per il nudo maschile; “L’uragano” (1948- 49) per quello femminile, a suggerire le tante tempeste che attraversano i rapporti tra i diversi sessi.

Negli anni cinquanta l’artista sperimenta diversi materiali oltre al bronzo, usando il piombo, con inserimento di pezzi vitrei: un’ulteriore evoluzione del suo stile, purtroppo interrotta dalla morte precoce.

[ Pubblicato il 15 gennaio 2007 ]

Sito realizzato con SPIP da HCE web design
Logo e grafica hstudio
Fondazione Venezia 2000