![]() ![]() Può un negozio rappresentare una città
Venezia problema o progetto, passato o futuro?
L’apertura di un nuovo spazio congressuale progettato da una delle firme prestigiose dell’architettura moderna -Mario Botta-, nel perimetro dell’antico palazzo Querini Stampalia, ha offerto l’occasione per una riflessione sul problema di Venezia e sul destino della città. E’ dall’inizio degli anni sessanta (“Il problema di Venezia”, Isola di S.Giorgio, 4-7 ottobre 1962) che si dibatte sul futuro di Venezia, riflettendo sulla perdita dei valori culturali, storici, economici, artistici della città, senza poter individuare una soluzione progettuale condivisa. La giornata di studio del 18 settembre 2009, a partire dalla donazione Morandi Padoan di un’importante collezione di arti decorative, si è imperniata sulla rilevanza nella città e per la città di tali attività artigianal-artistiche a fronte di una perdita (quella del negozio dell’antiquario Dominici, trasformato in bazar di souvenir turistici) e di un’acquisizione: la donazione degli oggetti collezionati dalla famiglia Padoan alla Querini Stampalia.
L’intervento introduttivo del sindaco Massimo Cacciari ha prospettato un nuovo futuro per la principale attività economica della città storica: occorre puntare al turismo colto, in grado di apprezzare le nuove architetture, da Calatrava a Botta, fino ad inserire la Querini Stampalia nel circuito turistico veneziano, alla stregua del museo Gehry di Bilbao.
Gli interventi successivi hanno reso una testimonianza a volte impietosa di quel che l’attività turistica ha prodotto –soprattutto nell’ultimo trentennio- sul tessuto urbano veneziano (Reberschak) descrivendo la Venezia che non era né centro storico, né Città antica, ma una vera città (Pietragnoli), con un ruolo speciale sia per il far teatro come palcoscenico del teatro mondiale, sia per essere la prima città in Italia per numero di luoghi e spazi teatrali (Puppa) e per la produzione e vendita delle cosiddette arti minori (Bellieni), proprio quelle commerciate con cultura e amore dal negozio Dominici in Calle Larga San Marco.
Dalla bottega Dominici, tipico esempio di bottega-salotto-cenacolo, per volontà dell’erede Renato Padoan (per un trentennio sovrintendente a Venezia), sono migrate alla Querini le porcellane e gli objets de vertu che testimoniano l’esistenza di una Venezia fragile ma resistente, fatta di un materiale che non cambia colore col tempo, testimonianza di “un passato che non si sapeva conservare e un futuro che non si sapeva costruire”. Così la storia di una tazzina può sintetizzare l’evoluzione di una città. [ Data di pubblicazione: 15 settembre 2009 ]
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