![]() ![]() M9 a new museum for a new city
Una Fondazione per Venezia Metropoli
Nel mondo qualsiasi lettura della città di Venezia è, quasi per definizione, ristretta ai confini della stupenda città storica: ne sono noti e magnificati i palazzi, i ponti, i campanili, le aree pubbliche e gli spazi privati, vi sono variamente frequentati gli splendidi musei e il mondo conosce in profondità gli eventi culturali che ogni anno si dispiegano sulla laguna; ogni pietra di Venezia, da Ruskin in poi, è ovunque nota, censita, celebrata. Tutto intorno a questi pregi invece il nulla, come se i più di 400 kmq che restano della superficie del quindicesimo più vasto comune italiano fossero deserti. Invece essi ospitano da soli la popolazione della diciassettesima città italiana per numero di abitanti ed è qui che i più significativi cambiamenti economici e infrastrutturali del Nord Est italiano si stanno configurando. E proprio Mestre – caso esemplare e paradigmatico delle grandi trasformazioni occorse nel Novecento, dall’urbanizzazione all’industrializzazione, dalle evoluzioni demografiche e sociali ai cambiamenti paesaggistici e territoriali – sta affermandosi come centro di gravità di quell’area metropolitana la cui struttura a rete innerva le province di Venezia, Padova e Treviso, tra le più produttive dell’intero sistema paese. Nuova capitale di un’Euroregione che, superando i limiti del Triveneto, si spinge anche oltre i confini nazionali, la parte di terra di Venezia riporta anche i siti storicamente costruiti sull’acqua a strutturarsi come crocevia imprescindibile nella geografia dei traffici europei. Pur con un deplorevole ritardo, nel febbraio 2009 si apre un semplice raddoppio autostradale e sboccia una nuova realtà territoriale: cade la localizzazione nella terraferma della città di Venezia della più forte corrente europea di traffico est-ovest degli anni duemila e torna l’agibilità del territorio. Si presenta un nuovo volto urbano: circolazione più aperta, penetrazione più facile, allargamento della città dovuto a un massiccio flusso d’interventi finanziari pubblico-privati orientati verso il nuovo ospedale a nord, la creazione di un moderno quartiere direzionale, commerciale e universitario a sudest e un intervento di rigenerazione urbana di un ettaro nel pieno centro della città di terraferma. Ora Porto e Aeroporto portano la città di terraferma subito a contatto con il mondo economico, accoppiando questa qualità di terziario avanzato sia alla funzione di capoluogo amministrativo e di terminale mondiale di attività culturali della città storica, sia alla dimostrazione di efficienza prototipale espressa dalla realizzazione del progetto Mose sulla frontiera della difesa della terra dalle acque. Su queste considerazioni si chiude l’evidenza del passato sulla storia recente della città di Venezia. Si apre invece il nuovo capitolo di Venezia metropoli: la grande nebulosa urbano-rurale del Veneto sta trovandovi un punto di unione, quel centro identitario che coagula un pulviscolo territoriale tutto case, fabbriche e minuscoli appezzamenti coltivati. Il nuovo punto di aggregazione va definendosi nell’area centrale che connette Padova, Treviso e Mestre, capiente di quasi due milioni di abitanti, ormai capaci di percorrerla come si transita da un quartiere all’altro in qualsiasi grande città: si tratta di un’area che sta per esser unificata spazialmente dalle aperture del sistema autostradale e della ferrovia metropolitana disegnata dalla amministrazione regionale. A questa realtà ha dato corpo formale il nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento della Regione del Veneto che finalmente prende posizione individuando nel “bilanciere” Padova-Venezia il principale centro motore per la realtà veneta contemporanea. In effetti una forte mutazione è in corso nel territorio, mutazione che avviene intorno e a fianco della antica Venezia e che fa emergere da uno sconnesso e articolato intreccio residenziale, industriale e agricolo un altrettanto scomposto assetto unitario in via però di composizione. Con crescente evidenza si va innervando d’infrastrutture di dimensione metropolitana un ambito territoriale consistente, la cui perimetrazione, data dai confini amministrativi, non è interessante ed è anzi fuorviante e irrilevante: come in ogni esperienza leggibile a livello mondiale, non è la guaina amministrativa il momento creatore della struttura spaziale, ma viceversa. Una espressione geografica può essere individuata in una semplice figura geometrica che traccia sul territorio un esagono fra i nuclei urbani di Chioggia, Padova, Castelfranco, Treviso, San Donà, Mestre. Rispetto a questa area la città storica di Venezia è sia la matrice che un complemento: appare come un elemento di una città complessa, tanto quanto lo è la struttura storica di Amsterdam rispetto al Randstad olandese. Esattamente come quella, la “città-anello” veneta non ha un centro, ma diversi luoghi di evoluzione dell’antica civiltà veneziana che producono forti categorizzazioni lungo l’anello: un’area portuale industriale, un aeroporto intercontinentale, un luogo delle funzioni di governo e amministrative, una diffusa presenza di PMI nel contorno, un ambito culturale mondiale, un luogo del design e della moda ed un sistema universitario di rilievo e un cuore agricolo ancora di un certo rilievo; fra poco anche una sorta di Afsluitdijk, un globale sistema di difesa a mare qui anche dotato di variabilità operativa, mentre la Diga olandese è ormai stabile per sempre. A questa “city-region” – illustrata in un recentissimo studio reso disponibile dall’OCSE – è dedicato lo sforzo della Fondazione di Venezia diretto a investigare il ruolo ed il corpo di questa Venezia Metropoli. All’interno di questo percorso si iscrive un grande progetto di rigenerazione urbana che abbiamo chiamato (forse solo provvisoriamente) M9, come verrà spiegato subito qui sotto. Il progetto esplicita un pensiero epistemologico applicato a quel fenomeno fondazionale che ha caratterizzato il percorso di privatizzazione in Italia delle banche pubbliche. Quando nacquero come azionisti privati delle banche omonime, le fondazioni bancarie, orientate per legge alla utilità sociale e allo sviluppo economico, furono viste come soggetti giuridici complessi, la cui operatività era tutta da definire. Le fondazioni apparvero a lungo un arnese misterioso: in una società che si evolveva, esse mantennero per qualche tempo un ruolo passivo di capitalista senza progetto. Recentemente, confortate dalla fondamentale lettura della Corte Costituzionale che le classifica fra i soggetti delle libertà civili, la autocoscienza e la progettualità delle fondazioni presero ad avanzare velocemente. Così le fondazioni bancarie sono oggi ben lontane dall’immagine collettiva che vi vede – o vi vedeva – solo dei semplici dispensatori di benevolenti contributi maturati dalle rendite del capitale investito; nuove e più responsabili iniziative sono state intraprese ed amministrarle richiede un ampio ventaglio di competenze. La Fondazione di Venezia in particolare non è una piccola fondazione, ma vive un contesto nel quale i problemi sono enormi e il settore dei beni e delle attività culturali vi è certamente sovraesposto. Perciò, per non perdere il senso di marcia in una realtà così fertile e differenziata, la Fondazione di Venezia ha in questi anni radicalmente modificato le proprie modalità di lavoro trasformandosi in un partner attivo, un nuovo soggetto capace di garantire la filiera della produzione: dalla progettazione delle iniziative sino alla gestione operativa delle stesse. Respingendo ogni tendenza al mero mecenatismo, ha intrapreso una via imprenditoriale, consistente nel creare iniziative inedite, di proprio disegno e di diretta gestione. Da quelle riflessioni, forte della necessità di riqualificare il centro della città di terraferma, è partita la Fondazione di Venezia con il progetto M9, volto a dotare la terraferma veneziana di un’adeguata, nuova “fabbrica” del sapere, il cui pregio architettonico contribuisca a rafforzare l’identità mestrina collegata alla fonte veneziana e ai tempi contemporanei. Centro multifunzione in cui rappresentare, studiare e interrogarsi sulla modernità, M9 comprenderà una struttura museale dedicata ai grandi mutamenti del ventesimo secolo, spazi riservati a esposizioni temporanee, una mediateca e un archivio che ne faranno luogo di studio e ricerca, un auditorium e spazi destinati alla didattica. Le immagini – fotografiche, video e sonore – saranno protagoniste di installazioni e soluzioni espositive tecnologiche e interattive. I diversi target di visitatori (siano essi in età scolare, studenti universitari o adulti) potranno selezionare liberamente i temi novecenteschi proposti nell’esposizione permanente e approfondirli a proprio piacimento o lasciarsi incuriosire dalle esposizioni temporanee dedicate, di volta in volta, ai temi contemporanei del design, della grafica, della moda o della ricerca scientifica. Il codice alfanumerico riassume in sé la complessità dell’intervento e le sue caratteristiche principali: «M» come museo e mostre, come mediateca, come multimediale e multisensoriale, come Mestre, Marghera e metropoli; «9», che contiene anche il «VE» di Venezia, così come il riferimento al Novecento. E ancora «M» come mall, perché unità commerciali selezionate e di alto livello saranno parte integrante di M9; i redditi derivati dall’affitto di questi spazi saranno infatti utilizzati per sostenere finanziariamente l’intero progetto. Nonostante la Fondazione abbia, ad oggi, previsto un investimento di 100 milioni di euro, solo attraverso il reperimento costante di nuove fonti di reddito si potrà garantire la fattibilità economica del palinsesto culturale nel lungo periodo. È inoltre importante evidenziare come, oltre alle ingenti risorse economiche investite, la Fondazione abbia deciso di mettersi in gioco in prima persona, fuori da ogni erogazione benevolente che demandasse ad altri la realizzazione del progetto, strutturandosi invece internamente per gestire e coordinare tutte le attività necessarie alla creazione del nuovo polo culturale, che verranno svolte attraverso una società strumentale della Fondazione stessa, denominata Polymnia Venezia, in omaggio alla molteplicità dei temi progettuali. In questo percorso – nel vivo del quale si è da pochi mesi entrati con la conclusione del concorso architettonico e la proclamazione del progetto vincitore lo scorso 27 agosto – la Fondazione è accompagnata da tutte quelle istituzioni del territorio, in particolare il Comune, la Regione, le Soprintendenze locali e le Università veneziane, con le quali è in continuo dialogo e che fin dal primo momento, nell’ormai lontano 2005, hanno condiviso gli intenti e garantito costante sostegno al progetto [ Data di pubblicazione: 13 settembre 2010 ]
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