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La misurazione del progresso delle società
Incontro previsto nel programma biennale di lavoro sul tema di Venezia Metropoli

Prima la commissione Stiglitz (formata dai premi Nobel Joseph Stiglitz, Amartya Sen e dall’economista francese Jean Paul Fitoussi) sul “superamento del PIL”. Poi il lavoro dell’Ocse sulla “Misurazione del progresso delle società” su quali indicatori e sul come utilizzarli per la definizione del benessere. Infine – ed è una novità in Italia, che parte proprio da Venezia - la trasposizione a livello territoriale di questa nuova metodologia di misurazione del progresso delle società. La riflessione sull’utilizzo di nuovi e più appropriati indicatori di benessere per misurare gli effetti delle politiche pubbliche sul territorio e per guidare le scelte di sviluppo nelle aree metropolitane e nei diversi territori è stata al centro del convegno organizzato dalla Fondazione Venezia 2000 lo scorso 12 novembre. L’incontro rappresentava la naturale evoluzione del lavoro compiuto negli anni scorsi dalla Fondazione Venezia2000 su Venezia Metropoli per aggiornare e sviluppare il Territorial Reviews dell’Ocse alla cui redazione aveva collaborato su mandato della Fondazione di Venezia.

La dottoressa Monica Brezzi, responsabile dell’Unità di Analisi e Statistiche Regionali dell’OCSE ha introdotto l’incontro con una relazione sui fattori chiave per l’azione politica amministrativa e su come mettere in rete le conoscenze e le best practices di esperienze nell’utilizzo dei nuovi indicatori sui quali da tempo l’OCSE sta focalizzando la sua attenzione. “La misurazione del benessere – ha spiegato la dott.ssa Brezzi – non è un obiettivo in sé ma uno strumento per migliorare le politiche che hanno effetto sul funzionamento del sistema economico e sulla qualità della vita delle persone”. Il perché sia importante trasportare questi elementi di misurazione anche a scala locale è presto detto: “Perché le disuguaglianze sono non solo tra persone ma anche tra i luoghi dove queste persone vivono, perché fornisce un quadro più accurato dei risultati di benessere (specialmente se le disparità regionali sono alte), perché alcune misure di benessere necessitano di una misurazione locale e perché può evidenziare complementarietà tra obiettivi di policy”. Secondo la ricercatrice dell’OCSE, “è necessario un quadro di riferimento robusto su cosa misurare (chiarire dimensioni, indicatori, come definirli, come raccogliere l’informazione ecc.). Molto è stato fatto, ora si tratta - nel caso territoriale - di mettere insieme una serie di buone pratiche già avviate in diverse regioni. L’investimento dei prossimi anni sarà invece di fornire degli strumenti operativi di supporto alla decisione politica, individuando un tavolo dove attori locali e nazionali possano mettere in rete le conoscenze e esperienze nell’utilizzo degli indicatori di qualità della vita”.

Il direttore del Censis Giuseppe Roma – che con il prof. Ignazio Musu ha animato il dibattito – ha sottolineato la difficoltà pratica di trovare indicatori di benessere tali da diventare universali. Più in generale Roma ha rimarcato i limiti delle rilevazioni statistiche (dai sondaggi fino al recente censimento della popolazione). Marino Folin, presidente di Fondazione Venezia 2000, chiudendo l’appuntamento, ha convenuto con gli ospiti che è necessario servirsi di una serie di indicatori e di enti preposti alla loro raccolta, impegnando in tal senso l’Osservatorio Metropolitano creato dalla Fondazione per studiare e sviluppare il modello di Venezia Città Metropolitana.

[ Data di pubblicazione: 23 novembre 2011 ]

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