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Il social housing a Venezia
Proseguono i progetti e le realizzazioni di edilizia pubblica residenziale a Venezia

Unire qualità e funzionalità architettonica ed urbanistica alla realizzazione e al buon funzionamento dei servizi pubblici non è mai un’operazione facile da realizzare, soprattutto nel nostro Paese. Se poi si decide di mettere la qualità dell’abitare al servizio delle fasce più deboli della popolazione, la questione si complica, perché la qualità e l’efficienza costano ed è evidente che gli investimenti pubblici sulla casa dovrebbero essere più consistenti e finalmente orientati a sostenere progetti di qualità.

Chiunque, anche i non addetti ai lavori, può constatare, guardando le nostre periferie cosa ha prodotto negli ultimi decenni l’edilizia pubblica in Italia.

Negli ultimi anni il dibattito sul tema della residenza pubblica ha fatto leva sul social housing, pratica non univocamente definibile, ma abbastanza diffusa e sperimentata soprattutto in alcuni paesi del nord Europa, che potrebbe finalmente rappresentare un’alternativa al più tradizionale modo di intendere e di fare edilizia pubblica in Italia.

Il rischio, come al solito, è che il social housing diventi più uno slogan che uno strumento utile a risolvere, con approcci nuovi, il problema dell’accesso alla casa per le fasce più povere e disagiate della nostra società.

In senso generale, se correttamente applicato, il social housing dovrebbe coniugare un’offerta di abitazioni a basso costo e di qualità, con la presenza di importanti funzioni, spazi e servizi collettivi (in alcuni casi autogestiti dai residenti).

I casi più spinti e forse più interessanti di social housing (ma anche più difficilmente replicabili su larga scala), fanno riferimento ad esperienze di autocostruzione delle abitazioni e/o degli spazi pubblici; più diffusi risultano invece i progetti di co-abitazione (lavoratori precari, studenti, giovani coppie, anziani, ecc.).

A questo proposito è interessante il progetto di recupero dei materiali della Biennale architettura di Venezia da riutilizzare in altri contesti per interventi di autocostruzione.

Nell’ambito dell’11esima Mostra internazionale di Architettura è stata creata una piattaforma “Commons Beyond Buildings” a cui partecipano diverse associazioni impegnate in iniziative di autorecupero e autocostruzione, che ha come obiettivo quello di recuperare i materiali, come quelli utilizzati per le installazioni della Biennale di architettura, e progettare insieme ai cittadini, agli studenti, alle istituzioni, a gruppi di artisti e di architetti, interventi di rigenerazione di spazi urbani in diverse parti della città. Molte esperienze italiane di social housing vedono protagonisti soggetti pubblici e privati che insieme e ciascuno secondo le proprie finalità, realizzano progetti di residenza pubblica.

La contrattazione tra pubblico e privato si è dimostrata spesso l’unica arma attualmente a disposizione del pubblico per soddisfare in tempi ragionevolmente brevi una domanda crescente di alloggi da parte di cittadini e famiglie che vivono un disagio sociale e/o economico. In questo quadro sono ormai numerose le esperienze di social housing promosse da soggetti pubblici insieme alle Fondazioni di origine bancaria che attraverso operazioni finanziarie (erogazioni/contributi) sostengono i programmi di edilizia pubblica residenziale.

E’ rilevante l’accordo tra Comune di Venezia e Fondazione IUAV per il recupero dell’ex-caserma Manin, nel Centro Storico di Venezia, dal quale sarà possibile ricavare una casa dello studente con 174 posti letto, in camere e mini appartamenti, e 37 alloggi di superficie media da affittare a canone sociale. Il progetto di recupero prevede inoltre la realizzazione al piano terra di alcuni servizi collettivi tra cui: un ristorante, una caffetteria, un lavanderia, una stireria, una biblioteca, una palestra e una sala internet.

Il costo dell’intera operazione, che dovrebbe concludersi entro il 2011, è di 20 milioni di euro, di cui 13,5 ministeriali, 2 milioni provenienti da fondi regionali e 2 milioni concessi dalla Fondazione di Venezia. I rimanenti 3 milioni arriveranno attraverso la sottoscrizione di un mutuo da parte di IVE, la società immobiliare che gestisce il patrimonio comunale. La stessa società è il soggetto che per conto del Comune di Venezia gestisce i programmi di social housing, tra cui anche il recupero dell’ex caserma Manin.

Il primo intervento realizzato da IVE ha coinvolto il quartiere di Via Pertini a Mestre e sono numerose le aree che, secondo la programmazione del comune di Venezia, saranno investite nei prossimi anni da progetti di social housing tra cui: Via Vallenari, Via Cà D’Oro, Via Asseggiano e l’area Italgas.

[ Data di pubblicazione: 15 dicembre 2008 ]

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