![]() ![]() Il nuovo ponte della Costituzione
Aperto il quarto ponte sul Canal Grande
2003-2008. Questo è il periodo intercorso tra l’inizio e la fine dei lavori di costruzione del Ponte della Costituzione, il quarto ponte sul Canal Grande progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava (94 metri la lunghezza complessiva, 9,38 metri la larghezza nella parte centrale, 7,05 metri l’altezza massima dell’intradosso sul m.m., 420 tonnellate il peso della struttura in acciaio). Un’opera che fin dal suo concepimento (era il 1999 l’anno in cui il comune affidava a Calatrava l’incarico per la progettazione del ponte) ha sollevato una serie infinita di polemiche, che proseguono ancora, nonostante il ponte sia ormai stato aperto da alcuni giorni, in sordina e senza alcun clamore. Il Ponte della Costituzione è stato e continua ad essere il “ponte della discordia” perché divide l’opinione pubblica tra chi sostiene l’utilità e il valore dell’opera e chi la ritiene superflua, eccessivamente costosa e in contrasto con i caratteri architettonici della città lagunare. Oggi le grandi città del mondo fanno di tutto per vedere realizzate sul proprio territorio opere firmate dai più prestigiosi architetti contemporanei e, probabilmente, la realizzazione di un’opera come quella di Calatrava a Venezia, in altri contesti sarebbe stata accolta con più entusiasmo e meno polemiche. Ma a Venezia non è stato così e lo sa bene il sindaco Massimo Cacciari per il quale “è tipico di Venezia farsi male da sola”. Secondo il primo cittadino, chi si schiera contro la realizzazione del ponte, non riesce a comprendere il valore dell’opera, tra le più significative nel panorama dell’architettura contemporanea italiana degli ultimi decenni. Un’opera importante anche per il rilancio dell’immagine di Venezia come città capace di accogliere il nuovo, come contesto aperto alle sperimentazioni artistiche e architettoniche contemporanee, da non considerare come momenti di rottura ma di evoluzione di linguaggi e stili passati. E’ su questa linea che si schiera Santiago Calatrava quando in un recente articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais, ha affermato che “la modernità è importante, perché ogni epoca artistica è uno sviluppo di quella precedente, come è avvenuto tra barocco e rinascimento”. Nello stesso articolo Calatrava spiega ancora che il progetto del ponte ricerca l’equilibrio tra il classico e il moderno attraverso l’uso di alcuni materiali, come la pietra e il bronzo in ricordo del passato e il vetro dei parapetti e degli scalini per richiamare il moderno. Alla voce di Calatrava, si aggiunge quella dell’assessore Mara Rumiz, secondo cui chi appoggia l’idea del ponte come un’opera inutile e dannosa per Venezia, dovrebbe considerare con più attenzione tutto quello che sta avvenendo intorno al Ponte, le trasformazioni in corso e quelle previste, tra cui il People Mover, la riqualificazione dell’area della Marittima, insieme alla riqualificazione dell’area della stazione S.Lucia. L’assessore ritiene, quindi, che solo con questa visione più ampia dei fenomeni, sarebbe più semplice capire anche il senso dell’opera progettata da Santiago Calatrava. Aldilà delle diverse opinioni che sono state espresse intorno alla realizzazione del ponte, c’è un nodo centrale da risolvere, perché, così come si può riconoscere il valore e la bellezza del ponte di Calatrava, allo stesso modo non si può negare lo sconforto che si prova guardando quello che sta ai sui piedi, cioè, Piazzale Roma. Ciò che stride maggiormente è la ricercatezza architettonica e stilistica del ponte con la povertà e la disorganizzazione di Piazzale Roma. Insomma, Piazzale Roma, ora più che mai, non può più continuare ad essere uno spazio simile al parcheggio di un qualsiasi centro commerciale. Se la realizzazione del quarto ponte sul Canal Grande è stata fortemente voluta e sostenuta dall’amministrazione comunale, anche per Piazzale Roma bisognerebbe osare, pensando ad un progetto ambizioso che trasformi questo luogo nevralgico della città, in uno spazio più funzionale, accogliente e spettacolare. E’ necessario colmare il divario, oggi reso ancora più evidente dall’importante opera di Calatrava, tra la qualità e la ricchezza urbana e architettonica di molte aree del centro storico e la povertà di alcuni spazi come Piazzale Roma. E’ in questa prospettiva che il contemporaneo potrà giocare un ruolo sempre più importante nello sviluppo del centro storico veneziano. [ Pubblicato il 29 settembre 2008 ]
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