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Il nuovo Progetto contemporaneo della Fenice
In occasione delle tre nuove commissioni previste dal «Progetto contemporaneo» all’interno del cartellone sinfonico della Fenice, Fortunato Ortombina, direttore artistico del Teatro veneziano, illustra le linee guida dell’iniziativa.

«Ci muoviamo con l’intenzione di poter contare, all’interno di ogni inedita stagione sinfonica, su una o più prime assolute, ossia su brani di musica nuova commissionati ad alcuni compositori espressamente per il cartellone in corso. Per quel che concerne la musica contemporanea, ci si è indirizzati con passione verso questo tipo di repertorio soprattutto nell’ambito del teatro musicale: penso al Killer di parole di Claudio Ambrosini, a una partitura antichissima come quella della Dido and Aeneas affidata per l’occasione alla regia di Saburo Teshigawara, a Intolleranza 1960 di Luigi Nono, o ancora alla Lou Salomé, che andrà in scena a gennaio. Concentrandomi sul versante della musica sinfonica, il nostro Teatro ha voluto che all’interno delle stagioni concertistiche venissero proposti alcuni brani di giovani compositori, non ancora arrivati alla grande ribalta, traguardo che si raggiunge solitamente anche grazie al fatto di avere alle spalle un editore di buon calibro che si occupi degli aspetti legati alla promozione. È questo il caso di Filippo Perocco, Paolo Marzocchi e Giovanni Mancuso, che approderanno in Fenice con dei brani da noi commissionati ed editi, che speriamo di riuscire anche a far circuitare in altri teatri e in altre città in un prossimo futuro. Il problema della musica contemporanea è il fatto che troppo spesso le composizioni non vengono replicate, né nel luogo dove sono nate, né altrove. In questo senso, il “Progetto contemporaneo” che stiamo confezionando in vista dell’autunno 2013 si concentrerà su opere di compositori italiani rappresentate solo all’estero e mai approdate in Italia. I brani che abbiamo richiesto ai tre giovani compositori del “Progetto” 2011-2012 sono stati commissionati naturalmente tenendo conto del cartellone in cui sarebbero stati inseriti, affinché potessero acquisire un senso ben specifico. La stagione in corso si sviluppa secondo due grandi poli: da Bach, e dalla sua Messa in si minore, a Beethoven e viceversa. Bach è un compositore tra i più presenti in molte delle generazioni di musicisti che gli sono succedute: si pensi ad esempio a Mozart, poi ancora a Mendelssohn e a Webern. A Perocco, Marzocchi e Mancuso abbiamo dunque affidato una elaborazione ciascuno – non una semplice orchestrazione – di un tema bachiano che abbiamo lasciato scegliessero liberamente, chiedendo però che il grande compositore tedesco costituisse una materia della quale fossero in grado di percepire tutta la potenzialità esplosiva dal punto di vista dello spettacolo musicale. Bach è un riferimento, un punto di equilibrio straordinario: la sua musica è avvertita come sintesi dell’universo per tutta la valenza anche matematica che vi dimora. Questo di fatto il cimento al quale abbiamo chiamato “i tre ragazzi”. Come dicevo poco fa, ciascuna nuova composizione è inserita in un programma determinato: il lavoro di Perocco rientrerà in un concerto dedicato a Sinopoli, durante il quale Lothar Zagrosek dirigerà anche brani di Webern, Maderna, Beethoven e Wagner; Paolo Marzocchi, diretto da Antonello Manacorda, sarà in compagnia di Beethoven; infine Giovanni Mancuso, che vedrà sul podio (questa volta del Malibran) Gaetano d’Espinosa, si “confronterà” con Bach e Mozart. Ciascun pezzo avrà una durata che varierà tra i sei e i dieci minuti: non ho voluto chiedere un brano lungo, che riempisse per intero la prima parte del concerto, perché mi interessava maggiormente l’aspetto aforistico proprio della musica del Novecento».

Articolo da VeneziaMusica e dintorni n. 44 gennaio/febbraio 2012

[ Data di pubblicazione: 23 gennaio 2012 ]

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