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I fiori delle fate delle acque
Installazioni galleggianti di Uri De Beer, Lago delle Garzette, Parco San Giuliano

Da circa vent’anni l’architetto e artista israeliano Uri De Beer è impegnato nel vasto campo di questioni umanitarie le cui soluzioni stanno nelle mani di chi vuole attivamente applicare i principi della solidarietà. La sua ricerca conduce alla consapevolezza che il nostro mondo richiede sempre più frequentemente delle azioni ecologiche e, allo stesso tempo, economiche: si tratta di interventi nello spazio pubblico. In questo contesto l’arte non viene più recepita come espressione di un pensiero individuale ma piuttosto come tentativo di creare qualcosa di utile per la comunità. In linea con questa premessa la proposta di un suo intervento nel Parco di San Giuliano vicino a Venezia-Mestre offre la sintesi di quattro aspetti che caratterizzano l’intera produzione artistica di De Beer, quattro imperativi categorici che, a suo avviso, dovrebbero essere adottati dal mondo dell’arte di oggi.

- Un’opera d’arte dovrebbe essere studiata secondo principi scientifici
- Disporre di coordinate site specific, vuol dire che essa è concepita appositamente per un luogo
- Mantenere bassi i costi di realizzazione devono essere contenuti attraverso l’utilizzo di materiali riciclati
- Tenere conto dell’impronta sociale e solidale poiché l’opera coinvolge operativamente persone di origine, generazione e formazione diverse nel processo di produzione

Ricordiamo in questa occasione il paese d’origine dell’artista che dall’inizio della sua esistenza ha favorito la collaborazione tra diversi gruppi sociali e che De Beer, nelle sue esperienze precedenti, ha realizzato gran parte delle sue opere con la partecipazione di ospedali, di residenze per anziani, di scuole, e di fabbriche.

L’intervento di De Beer nel Parco San Giuliano, dal titolo I Fiori delle Fate delle Acque, è un contributo artistico - pratico al concetto di un parco vitale, felicemente realizzato dall’Istituzione Bosco e Grandi Parchi del Comune di Venezia, che presenta una vasta gamma di attività culturali, ricreative e turistiche dedicata ai suoi visitatori. Sin dal momento della sua sistemazione e riapertura il parco trasmette un’atmosfera in cui gli elementi paesaggistici naturali si fondono con elementi artistici, culturali e informativi. Land-art, panorama locale e atmosfere internazionali collaborano al rilancio delle attività sociali e culturali nelle aree verdi.

Le installazioni galleggianti ideate da Uri De Beer per il Parco San Giuliano appartengono alla sua serie di arte ambientale Plasti-Flora, generata attraverso l’assemblaggio di bottiglie d’acqua minerale morbide, già utilizzate, preparate e trasformate in svariate specie di fiori, arbusti, alberi fino alla creazione di un paesaggio intero. Il metodo dell’artista di re-utilizzare le bottiglie di plastica e di reintegrarle nello spazio come Eco-Garden si rivela un concetto vincente sia per gli enti pubblici che privati. La collaborazione con le amministrazioni pubbliche da un lato e con gli sponsor dall’altro è orientata verso una nuova sensibilità che difenda il valore aggiunto della cultura e rappresenti una colonna indispensabile per il futuro dell’arte pubblica e della sua qualità.

L’opera di De Beer esaudisce queste esigenze fornendo anche una forte visibilità al territorio di destinazione, soprattutto attraverso le visite di un pubblico colto e attento nei confronti del paesaggio e della sua salvaguardia. Un pubblico che è stato già coinvolto attivamente nel processo di produzione nelle fasi precedenti, cioè nella raccolta del materiale organizzato insieme a varie associazioni culturali e volontarie nell’area del Comune di Venezia, coinvolgendo gli alunni di alcune scuole elementari, gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, i ragazzi della Parrocchia San Giovanni in Bragora, dei club sportivi ed un grande numero di genitori interessati nella riqualificazione ambientale.

Successivamente hanno partecipato alla trasformazione dei materiali raccolti in elementi artistici pronti per l’assemblaggio, e all’intervento vero e proprio in loco, al montaggio e all’allestimento dei fiori su supporto di plexiglas destinati a fluttuare in acqua. Inaspettatamente il materiale di base ritorna ad una nuova vita, addirittura ad una vita artistica: l’opera nel suo insieme, seppur sintetica, si inserisce delicatamente nel lago, pronta a confrontarsi con lo sguardo incuriosito dei passanti.

Lo spettro del pluralismo interpretativo dipende dalla loro capienza ricettiva: l’arte nel paesaggio ha carattere dinamico, interagisce non solo con lo spazio ma anche con i fattori climatici, stagionali, con l’inclinazione della luce, e con la direzione di visuale. C’è chi scopre il sentiero sottile dal giardino acquatico di Monet fino alle creature Beuysiane che risiedono sulla superficie di un lago veneziano. C’è chi recandosi in situ, ne studia le qualità topografiche, paesaggistiche e comprende la contemporaneità dell’opera dovuta all’ingegno del suo artefice. C’è invece chi interroga l’alfabeto delle contaminazioni, concludendo che la vera arte sta nella metamorfosi sociale dal brutto al bello, dall’inutile all’utile, dall’usa e getta all’elemento estetico che renda più allegro il mondo e la sua gente.

L’installazione, allestita nel Parco fino alla fine di novembre 2011 e concepita come primo capitolo della storia per immagini Contaminante – Il Pensiero che Sarà, è promossa dall’Istituzione Bosco e Grandi Parchi del Comune di Venezia, dall’Assessorato alle Politiche Educative e dallo Spazio Thetis. Il coordinamento scientifico è a cura di TheSeven, impegnato da molti anni nella progettazione e nella rivalorizzazione del paesaggio.

[ Data di pubblicazione: 26 aprile 2011 ]
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