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Intervento del Presidente Alfredo Bianchini
Emilio Vedova e i Magazzini del Sale
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ha aperto la sua sede a Venezia ai Magazzini del Sale

Alle Zattere della sua Venezia Emilio Vedova vedeva partire i burci, carichi dei sogni dei suoi vent’anni. Quei burchi li disegnò proprio allora, mentre muovevano dal Canale delle navi, via liquida tra le pietre delle Zattere e quelle della Giudecca.

Alle Zattere volle abitare e vi ha abitato per cinquant’anni con Annabianca. Ora vi ritorna con la sua opera nel grande Magazzino del Sale, per continuare da qui il suo rapporto dialettico con il mondo. È uno, il primo, di nove Saloni trecenteschi: il Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, con illuminata iniziativa lo ha concesso alla Fondazione Vedova, perché le opere di Emilio vi potessero essere sempre esposte.

Sono proprio i luoghi amati e desiderati da Vedova, che agli inizi degli anni novanta scriveva: «Negli stessi luoghi mi auguro trovi spazio la parte museale della Fondazione. Ne ho accennato all’amico Renzo Piano, che spero disposto a collaborare. Piano – architetto terra/acqua – da Genova ad Osaka, da Amsterdam a Berlino a Venezia?».

E Renzo Piano ha concepito un progetto, nato da quei lontani dialoghi, che estremizza ed esalta le spinte, le tensioni e le invasioni del Maestro nello spazio architettonico (gli Absurdes Berliner Tagebuch, i plurimi, i dischi, i binari) attraverso il movimento delle opere stesse. Il progetto dinamico, sviluppato e diretto da Maurizio Milan con la collaborazione di Alessandro Traldi, Metalsistem e Iccem, realizza un sistema meccanico-robotico di alta tecnologia (quasi una machina leonardesca) che strappa le opere alla fissità dei muri.

Germano Celant, curatore scientifico e artistico della Fondazione, concepisce e organizza lo studio-Salone come uno spazio espositivo, non solo dedicato ai lavori di Emilio Vedova, ma anche aperto internazionalmente a quelli di artisti moderni e contemporanei in una continua dialettica con la sua opera. Studio Systema e Studio Camuffo ne promuovono la comunicazione e l’immagine grafica.

Fabrizio Gazzarri, direttore della Fondazione, porta nella complessa attività di coordinamento di tutti gli aspetti e dei compiti istituzionali, la testimonianza preziosa del suo ultratrentennale rapporto di quotidiano lavoro con il Maestro. Con l’inaugurazione di questo spazio si compie dunque il progetto-desiderio di Vedova che voleva che una testimonianza importante della sua presenza nell’arte contemporanea fosse proprio nelle sue amate Zattere, come punto di partenza del suo ideale inesausto viaggio nell’Universo.

Ma la Fondazione, nell’adempiere a questa impegnativa parte della sua missione, è anche consapevole di partecipare a una sorta di grande disegno urbanistico-culturale che coinvolge un intero brano della città di Venezia: chi percorre il Canal Grande, nell’ultima sua parte, si trova avvolto in una trama urbanistica, architettonica e artistica di raro livello e rara concentrazione.

Sul canale si affaccia Palazzo Grassi e, subito di fronte, Ca’ Rezzonico, lo seguono le Gallerie dell’Accademia e dall’altro lato l’Istituto Veneto nel neogotico Palazzo Franchetti; proseguendo dal lato delle Gallerie dell’Accademia s’incontra il Museo Peggy Guggenheim e poco più avanti i tesori della chiesa longheniana della Salute al cui fianco, alla Vecchia Dogana, nasce ora un Museo d’arte contemporanea. Lo Spazio di Vedova si colloca lungo il grande Canale delle navi come il punto estremo di una complessa figura geometrica, guardato dalla facciata della palladiana chiesa del Redentore e poco lontano dall’Accademia di belle arti dove il Maestro ha insegnato.

Questo straordinario circuito museale dedicato all’arte moderna e contemporanea trova di fronte a sé la Biblioteca e la stessa area marciana da cui si può vedere l’isola di San Giorgio, con la Fondazione Cini, e l’isola di San Servolo, con l’Università Internazionale: il magico percorso si conclude con i Giardini della Biennale.

La missione della Fondazione non si esaurisce, com’è ovvio, con il progetto espositivo del Salone, per la cui realizzazione ringrazio tutti coloro i quali vi hanno contribuito con attività e generosità. Suo scopo essenziale è lo studio dell’opera del Maestro nella sua complessa connotazione umana e artistica, donde la paziente attività di ricerca, analisi, catalogazione, archiviazione, con il necessario corredo di iniziative culturali e di rapporti con le più qualificate istituzioni nazionali e internazionali.

Accanto allo spazio espositivo e allo studio (sarebbe meglio dire ai laboratori) del Maestro la Fondazione creerà un Centro del restauro delle opere d’arte contemporanea, dando pure vita a una Scuola di formazione per giovani restauratori, nell’intento, anche, di promuovere sempre più Venezia come sito ideale per attività di alta specializzazione.

[ Data di pubblicazione: 22 luglio 2009 ]

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