![]() ![]() Carlo Scarpa, “maestro” e “professore”
A lezione con Carlo Scarpa, 17 schizzi originali realizzati da Carlo Scarpa in mostra a Palazzo Querini Stampalia, Venezia
Fino ad oggi sono state pubblicate monografie, testi, regesti, cataloghi dell’opera di Carlo Scarpa (Venezia 1906-Sendai 1978), “maestro” dell’architettura contemporanea, poco si è scritto o divulgato della sua opera di docente di Disegno dal Vero (allora denominato "studio dal Vero") e Decorazione, presso l’Accademia di Belle Arti prima, e nel 1926 inizia l’attività didattica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia , che continuerà in qualità di professore ordinario di composizione dal 1964 al 1976. La sua carriera universitaria, così come quella professionale, hanno incontrato innumerevoli ostacoli di tipo burocratico (gli veniva rimproverata la mancanza della “laurea”) , veri e propri scontri -corredati da processi - con gli ordini professionali e grandi difficoltà nella progressione della carriera in quell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia che aveva contribuito a fondare. Solo tardivamente (nel 1978, anno in cui morì) ricevette la laurea honoris causa in architettura, ponendo fine ad un’interminabile diatriba sulla legittimità del suo operato; ciò non gli aveva impedito comunque di ricoprire la carica di rettore dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia dal 1971 al 1974. Carlo Scarpa, professore anomalo, non ha pubblicato nulla di scritto, la sua “comunicazione” didattica traeva spunto dal suo lavoro professionale che faceva da ponte all’insegnamento della progettazione architettonica. Oggi, grazie al volume curato da Franca Semi, e pubblicato da Cicero Editore, si può comprendere quanto la didattica di Scarpa abbia contribuito alla formazione intellettuale e professionale di intere generazioni di architetti, usciti dallo IUAV. Anche Franca Semi si è laureata con Scarpa, collaborando all’attività didattica, ancor prima della sua laurea (conseguita nel 1970), e all’attività professionale, per il progetto del Teatro Carlo Felice di Genova (1968), per il concorso per il Teatro di Vicenza (1969) e per la sede della Fondazione Masieri, a Venezia. Franca Semi, ha iniziato la sua carriera universitaria come ricercatore presso la cattedra di Composizione Architettonica tenuta da Scarpa, poi dal 1988 è stata titolare della cattedra di Arredamento e architettura degli interni. Su Scarpa ha pubblicato alcuni articoli su riviste nazionali e internazionali, facendo luce su alcuni “frammenti” della carriera professionale del suo mentore, ma solo ora, col volume pubblicato nel 2010, rende testimonianza della parte finora inedita dell’attività didattica di Scarpa. Franca Semi negli ultimi due anni di insegnamento dello Scarpa professore presso lo IUAV ha registrato le sue lezioni e raccolto alcuni disegni di grande formato da lui realizzati a scopo didattico, nel corso di lezioni svolte in un contesto particolare e in un clima politico che registrava spesso il rifiuto degli studenti nei confronti della didattica e la contestazione, in primis, dei “maestri” come Scarpa. Alla pubblicazione è allegato un CD con stralci dalle registrazioni, che offre uno scorcio assolutamente originale su uno dei più importanti architetti del XX secolo. Numerose (circa 170) fotografie corredano i testi. Il volume “costruito” da Franca Semi si dipana attraverso un lavoro certosino di deregistrazione/decrittazione delle lezioni ex cathedra tenute nel corso di un biennio (A.A. 1974/75 e 1975/76), con la cura di una traduzione che media fra il linguaggio verbale e quello scritto. Ogni traduzione è presentata con note e commenti che individuano argomenti rintracciabili anche in più lezioni e sono accompagnate dalla riproduzione dei diciassette disegni inediti e di grande formato (n.2 = 100x150 e n.15 = 100x75), che costituiscono parte integrante della raccolta registrata e i cui originali, in carboncino nero su carta da scene, sono esposti al pubblico in Fondazione Querini Stampalia a Venezia nella mostra: A lezione con Carlo Scarpa, aperta fino al 30 giugno 2010. Questo materiale inedito costituisce anche un documento sull’euristica del progetto e la realizzazione di alcune opere del grande architetto. In occasione dell’inaugurazione della mostra, venerdì 21 maggio 2010, è stato presentato il volume: “a lezione con Carlo Scarpa”, Venezia, Cicero Editore, 2010, da Valeriano Pastor, Tobia Scarpa e Amerigo Restucci, rettore dell’Università IUAV di Venezia. Pastor, uno dei principali docenti del raggruppamento “scarpiano” dello Iuav, profondo conoscitore, oltre che amico, di Scarpa, ha evidenziato quanto le lezioni fossero un palinsesto di testi e immagini, che partivano sempre da opere e progetti concreti, realizzati o in corso. I disegni che venivano composti durante la lezione indicavano agli studenti la via della realizzazione del progetto, per Scarpa fatto di pensiero e nel contempo di azione corporea, di gestualità, e (perchè no?) di battute salaci, ironiche sulle opere e sul suo modo di progettare. I disegni esposti –ha evidenziato Pastor- contengono “una stratigrafia di racconti che si affiancano ai testi delle lezioni diligentemente tradotti da Franca Semi ed aiutano a comprendere quei segni, che hanno un’anima pittorica ma comunicano la sostanza, la linea interpretativa del progetto”. I relatori, nel commentare i contenuti del volume, si sono anche domandati se la trascrizione delle lezioni possa essere considerata un testo postumo, che stimola e apre la via a mille e mille interpretazioni. “Scarpa utilizzava il disegno come pensiero, nei disegni dava spazio a riflessioni e ragionamenti, si poteva vedere in diretta il suo pensiero che si imprimeva sulla carta: disegnava una serie concatenata di figure, ma con una logica diversa da quella usuale degli altri architetti, che è di tipo concettuale. Essa era governata da una ragione che generava passaggi momentaneamente apparentemente inutili e ovvi, ma che successivamente si dimostravano particolarmente produttivi. Il suo sistema compositivo era svolto mediante il disegno, con modalità esemplificative ma anche con dettagli tipici della raffigurazione, della citazione” (Sergio Los, Scarpa, Taschen, Colonia, 2009, p.13-14). Scarpa ha rappresentato la sua teoria attraverso le opere e non ha mai pubblicato testi “disciplinari” o noiose dispense, forse perché voleva comunicare il mondo della sua teoria implicita della progettazione attraverso quelle forme del costruire e dell’abitare che aveva mutuato dalla cultura classica (non solo europea) e dai saperi artigianali empirici, con uno scambio di esperienze ed una originalità d’approccio che consisteva anche nel “cancellare”, allontanare da sé dei segni per costruire forme che nascevano dal connubio arte-storia, gioia-bellezza. Se Scarpa è stato uno dei personaggi più intriganti (definizione di Restucci) dell’architettura italiana, possiamo condividere le conclusioni del figlio Tobia (che ha scelto di percorrere la stessa carriera di architetto del padre). Tobia Scarpa ha sottolineato non solo l’abilità raggiunta nel mestiere dal padre, ma in particolare la “generosità di condividere le cose belle con chi lo circondava”. Il suo successo postumo ha messo a tacere tutti i detrattori, sia i burocrati che gli “integrati” che hanno forse compreso, seppure in ritardo, che la modernità scarpiana consiste nella necessità di raggiungere una perfezione delle forme, alla maniera di Caravaggio, con lo stupore di un artista che plasma la materia per raggiungere una condizione “divina” come quella del progetto della Tomba Brion ad Altivole, nel luogo ove più si riconosceva, tanto da richiedere di esservi sepolto. [ Data di pubblicazione: 23 giugno 2010 ]
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