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Arte sacra e profana nella collezione Sorlini
In corso fino al 26 febbraio al Museo Correr

L’arte sacra e quella profana, la "Madonna col Bambino", di Bellini, già appartenente alla collezione Contini Bonacossi, con il suo tenero sguardo materno rivolto al bambino dormiente, è affiancata alla sensuale e nello stesso tempo enigmatica "Sibilla" di Palma il Vecchio nella parete posta di fronte all’ingresso della mostra "Da Bellini a Tiepolo. La grande pittura veneta della Fondazione Sorlini", in corso fino al 26 febbraio al Museo Correr.

È una scelta allestitiva di Daniela Ferretti forse maliziosa, ma corretta dal punto di vista critico in quanto rappresentativa della doppia anima della pittura veneziana nel suo periodo più classico, e molto godibile dal punto di vista estetico Due opere, comunque di livello, come le altre cinquanta in mostra, tutti dipinti, che appartengono alla collezione privata messa insieme in circa mezzo secolo dell’industriale Luciano Sorlini, per arricchire le sue dimore di Carzago della Riviera (Brescia); di Palazzo Grimani a san Polo (Venezia) e del Castello di Montegalda (Vicenza). Per la prima volta esposte al pubblico. Sorlini predilige la pittura figurativa, di soggetto religioso o profano, non ha importanza purché sia salvo il criterio qualitativo. Il periodo è quello che va dal XV al XVIII secolo, con una sola, felice anticipazione: la "Pietà" di Nicoletto Semitecolo (XIV secolo), artista di origine veneziana, ma attivo in quel di Padova , una tempera su tavola, in origine collocata nella cattedrale di questa città, bizantina nell’impostazione delle figure e nell’uso dell’oro, ma moderna nell’intensità del dolore della Madonna e di San Giovanni, collocata al posto d’onore nella sala d’ingresso, vicino al Bellini e a Palma il Vecchio. Tra gli esempi del periodo classico, invece, nella selezione proposta dal curatore della mostra, Filippo Pedrocco, figurano opere del Diana; una inusuale "Fuga in Egitto" del Savoldo ,una "Sacra Famiglia" di Domenico Campagnola e, per il versante edonistico, una "Leda e il cigno" del Padovanino".

Grande importanza, vista anche la scarsa rappresentatività, almeno finora, nella collezioni pubbliche, ha il capitolo del Seicento con le mitologie pagane e le allungate figure di Giulio Carpioni; con la visionarietà allucinata di un Sebastiano Mazzoni e buone prove di Pietro Vecchia e Francesco Maffei, maestri riconosciuti della tecnica del chiaroscuro.

Il secolo più rappresentato è tuttavia il Settecento e qui l’amore per il figurativo di Sorlini fa qualche concessione, rara, ma significativa ai paesaggi di Carlevarijs, di Zais e di Francesco Guardi e a un capriccio del Canaletto. Al filone principale appartengono, invece, i due interni di dimore patrizie veneziane, con figure, di Pietro Longhi e l’angelo che suona una tromba di Giambattista Tiepolo, un classico del suo stile. Una citazione merita anche la coppia di tondi con storie di Rebecca di Giambattista Pittoni, riunita nella collezione Sorlini, dopo essere state dispersa; altra coppia di tondi, di notevole pregio artistico, sono il Bacco e e la Flora di Gaspare Diziani. Infine ancora. Francesco Guardi, ma per quanto riguarda la sua produzione figurativa, giovanile, sempre più rivalutata negli ultimi tempi: un mistico San Vincenzo Ferrer e, soprattutto, una deposizione, ricca di pathos e di effetti illuministici, che viene messa a confronto con un disegno preparatorio conservato al Museo Correr, l’unica opera di proprietà pubblica di tutta la mostra.

[ Data di pubblicazione: 13 dicembre 2005 ]

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