![]() ALMA MAHLER E VENEZIA
Venezia uno snodo cruciale nella vita sentimentale di Alma Mahler
Alma Mahler conosce Gustav Klimt l’attimo prima di diventare la magnetica e tentacolare musa della Secessione a cui pochi sapranno resistere. Colei che sposerà in successione accellerata il trittico Mahler-Gropius-Werfel polarizzando attorno a sé le intensità creative del secolo, all’epoca di quell’incontro è ancora la giovane figlia del paesaggista austriaco Emil Schindler, ben visto dalla monarchia asburgica. Compositrice precocissima e interamente votata alla musica vive in uno stato di trance romantica permanente. Klimt è un pittore di trentacinque anni dal temperamento ombroso che ha riportato l’oro al centro dell’arte e vive appartato in una quotidianità maniacale aggirandosi con il Faust di Goethe in tasca. L’incontro avviene sotto il segno della fatalità più assoluta e accompagna la vita di entrambi durando e rinnovandosi nel tempo, senza mai trovare soluzione, come la maggior parte degli incantamenti amorosi a cui Alma va soggetta.
È uscita da poco nelle edizioni Es- Abscondita una raccolta che dà notizia di questa travagliata vicissitudine: Gustav Klimt “Lettere e testimonianze”- a cura di Elena Pontiggia. In una lettera a Carl Moll, patrigno di Alma e suo amico, (datata 19 maggio 1899) Klimt rivela lo sgomento travolgente per quella passione raccontandola in un crescendo, quasi a tentare di arginarla, o esorcizzarla. Vede Alma per la prima volta di sfuggita in un parco viennese, all’inaugurazione del monumento alla memoria del padre di lei. Quasi si giustifica con puntini sospensivi di averla notata solo da un punto di vista pittorico “come a noi pittori piace una bella bambina”, sorprendedosi del fatto che Moll non avesse ancora pensato di ritrarla. Poi si abbandona all’inesorabilità di quell’attrazione:”Io e Alma ci siamo trovati spesso vicini; mi raccontava della sua passione per Wagner, Tristano, la musica, la danza (…) è bella, intelligente, piena di spirito, insomma ha in abbondanza quello che un uomo esigente può volere da una donna”. Alma conferma il perfetto accordo di inclinazione musicale e sensibilità con quel “fine pittore bizantino” nella sua autobiografia (Rusconi, 1985) riferendo a lui in molti passaggi con cadenza appassionata:” (…) aveva più talento di tutti. A trentacinque anni era nel pieno delle forze, bello da tutti i punti di vista e già famoso”. I presupposti in regola per una storia al suo inizio. È nel viaggio in Italia alla fine dell’800 che la vicenda precipita. Klimt insegue la sua amata nelle diverse tappe del suo itinerario di formazione per la penisola. A Genova, imprudentemente, Alma annota un bacio sul suo diario e quando la madre “infrangendo la parola d’onore” vi incappa, sarà la fine. Agli sventurati è tassativamente proibito di rivolgersi la parola:”il nostro amore fu crudelmente combattuto da mia madre”. Venezia farà da bivio a quei due destini avversi ed avversati:”Potemmo finalmente rivederci solo a Venezia, nella confusione di piazza San Marco: tanta folla intorno, lui che giurava che si sarebbe liberato di tutto, sarebbe venuto a prendermi, e mi pregava insistentemente di aspettarlo….fu come un fidanzamento segreto”. La fuga ci sarà. Ma uno dall’altro. Lui oscilla nell’indecisione, lei subisce i condizionamenti della famiglia “la cosidetta buona educazione che mi era stata impartita distrusse il mio primo miracolo d’amore”. Continuarono a braccarsi e a incespicare per tutta la vita senza mai trovarsi. Quando accade che si rivedano Gustav non allenta la presa e pronuncia frasi fatidiche:”Il tuo fascino non smette di catturarmi, anzi, diventa sempre più forte”; Alma è sibillina:”Fu il primo grande amore della mia vita, ma allora ero solo una bambina, immersa nella musica e lontana dal mondo…”. In fase di bilanci dirà:”Devo a Gustav Klimt molte lacrime, ma anche il mio risveglio”. Venezia resta uno snodo cruciale nell’andante spianato che fu la vita sentimentale di Alma Mahler, una sorta di vorace incontinenza di amare ed essere amata. Continuerà a tornarci, come continuerà senza sosta a dipanare tempestosi intrecci amorosi : “Ieri sono arrivata qui. Venezia! È la mia casa quella in cui abito ora. Il mio ambiente….mio, creato da me dal nulla…”.Qui darà ripetutamente convegno ai tormentosi assalti del giovane Oskar Kokoschka. Qui, con il poeta Franz Werfel, suo terzo marito, acquista una casa “per una cifra irrisoria” che poi rivende pentendosi. Da Venezia annota il 2 Aprile 1928:”Provo un’irrequietezza tormentosa. Anelo a un sentimento forte. Forse è la reazione alla mia paura mortale…vorrei raccogliere tutto quello che ho amato, o che potrei amare-senza costrizione, senza vincoli”. [ Pubblicato il 3 ottobre 2005 ]
|
|
||
|
|||