![]() ![]() ABITARE MESTRE 2010: LA CITTÀ ECOLOGICA
La green economy nel governo della Città, Fondazione Pellicani febbraio 2010
Il secondo appuntamento del ciclo: Idee per Mestre, organizzato dalla Fondazione Gianni Pellicani titolato: “La Green Economy nel governo della città” è stato dedicato alla presentazione di una ricerca dedicata alla “Città ecologica: Abitare Mestre 2010” e al confronto tematico con rappresentanti delle università veneziane (Amerigo Restucci, rettore IUAV e Ignazio Musu VIU, Ca’ Foscari), del mondo della produzione (Lionello Barbuio, Ance Venezia) ed infine con il sindaco Massimo Cacciari. La ricerca relativa all’abitare a partire dai dati riguardanti il benessere ambientale (trattamento dei rifiuti, acqua, verde e tutti gli altri indicatori ambientali) ha cercato di documentare la posizione di Mestre nel raggiungimento degli obiettivi vincolanti per il nostro Paese (a partire dalla riduzione del 20% nella emissione di CO2). Accanto al benessere ambientale il rapporto contiene alcune indicazioni sui possibili sviluppi della Green Economy nella città di Mestre, in particolare illustra il risultato di una simulazione inedita su costi e opportunità rappresentati dalla rottamazione o ristrutturazione in chiave verde del patrimonio edilizio vetusto. La tesi viene suffragata da un esercizio di simulazione (curato da Federico Della Puppa) relativo alla “rottamazione” della città di Mestre, sulla base di una stima -di larga massima- della quota (pari al 16,7%) dello stock edilizio mestrino. Basandosi sul dato censuario (Censimento Abitazioni, 2001, con una ipotesi quantitativa che –peraltro- non è stata aggiornata con l’evoluzione del patrimonio ristrutturato/rinnovato nel corso degli ultimi 9 anni), si deduce che oltre il 60% dei manufatti edificati tra il 1946 e il 1971 è in condizione di mediocre o pessimo stato di conservazione. Dato che ciascun alloggio di Mestre produce 5 kg di CO2 al giorno, nel complesso della terraferma vengono rilasciate dall’abitare 300.000 tonn/anno di anidride carbonica, che vanno ad aggiungersi alle emissioni industriali (Marghera, in primis) e del traffico. Quindi è necessario affrontare il problema di una riconversione di tale patrimonio obsoleto in tempi rapidi. Che fare? Va rottamato? Va ristrutturato? In tempi di crisi economica la proposta prefigurata può apparire oltremodo utopistica (sul fronte delle risorse finanziarie) e nel contempo ottimistica (sul fronte dell’incremento occupazionale). Infatti, il rapporto Abitare Mestre 2010 contiene una simulazione -basata su indicatori forniti dalla CGIA mestrina- che stima come ristrutturando in chiave ecologica gli 8.800 alloggi classificati come in pessime condizioni si genererebbero circa 1.200 posti di lavoro ed i consumi energetici diminuirebbero del 66%, vale a dire minori emissioni per quasi 30 mila tonnellate di CO2 l’anno, abbattendo quasi del 10% circa le attuali emissioni. L’installazione di fonti energetiche rinnovabili comporterebbe una riduzione del costo energetico di circa 900 euro all’anno per alloggio (dato dalla somma del risparmio energetico vero e proprio e delle detrazioni fiscali legate al 55% sui costi di installazione e all’utilizzazione del ben noto “conto energia”). Per una famiglia media, si tratta in sostanza di un beneficio economico netto che consente di abbattere totalmente il costo della bolletta energetica, oltre ad una parte di margine positivo che va a ripagare l’investimento. L’intervento ipotizzato non sarebbe circoscritto al patrimonio edilizio privato e la rottamazione vera e propria riguarderebbe 5.420 alloggi (ricordiamo che si tratta di un’ipotesi e non di un piano in atto, comunque utile a valutare la portata di un intervento quantitativamente cosi rilevante) comporterebbe la demolizione e ricostruzione secondo parametri di efficienza energetica che potrebbero spingersi ben oltre la soglia già indicata, ovvero arrivare al 66% per quanto riguarda la struttura dell’edificio, ma recuperando anche un ulteriore 14% sulle parti accessorie (garage, tetti, ecc.). Si tratta in sostanza di 5.420 interventi di vera rottamazione, ovvero demolizione e ricostruzione secondo standard energetici di classe A, che comportano un investimento complessivo pari a circa 650 milioni di euro per una potenzialità di risparmio energetico pari all’80% e generano occupazione per 6.000 addetti. A questo assunto la risposta politica del sindaco è stata chiara: “Il comune non è in grado si sostenere queste spese” e “non è pensabile che le famiglie -senza una politica di incentivazione fiscale- possano essere incentivate ad intervenire”, mentre il mondo dei produttori rappresentato dal presidente di Ance Venezia Lionello Barbuio ha offerto l’opportunità di usare come case di rotazione gli alloggi di nuova costruzione (sono tutti green?) rimasti invenduti, chiedendo nel contempo “di creare un fondo e stanziare contributi pubblici per garantire le rotazioni”. Allora, come ha sostenuto il rettore Iuav Amerigo Restucci, perché non ripensare tutti gli spazi della città, anche eliminando i capannoni, “oggetti ingombranti e inquinanti”, pianificando urbanisticamente in modo globale (e non addizionale) l’area della terraferma? Ecologia e sostenibilità: tra qualità della vita e rilancio economico Fare di Mestre una città ecologica in linea con gli indirizzi che si stanno definendo sul piano internazionale, significa sostenere lo sviluppo di nuove produzioni, incoraggiare politiche improntate sul risparmio energetico. Vuol dire sostenere produzioni a basso impatto ambientale in zona industriale e incentivare la nascita di professioni ad "impatto zero". Significa investire su parchi e polmoni verdi, ampliare le zone pedonali e la rete delle piste ciclabili. Ma vuol dire soprattutto investire su un trasporto pubblico efficiente con bus e tram frequenti e puntuali. L’interconnessione rapida tra i vari punti dell’area vasta veneziana è il presupposto per una politica d’integrazione territoriale. Nessun altra città del Nordest ha attraversato una rivoluzione nella mobilità, come Mestre. L’apertura del Passante ha restituito la Tangenziale ad un uso urbano, ma la vera trasformazione sta avvenendo nel trasporto pubblico. Da città inaccessibile Mestre si appresta a diventare città accessibile, fortemente permeabile, favorendo cosi la rigenerazione del centro. Mestre ha gia iniziato l’opera di riscatto: negli anni Settanta deteneva il triste primato negativo con 0,45 centimetri di verde per abitante. Oggi, anche grazie alla creazione di vasti parchi come quello di S.Giuliano e con il Bosco di Mestre, si è arrivati a 36 metri quadri. Dal 2000 al 2008 l’estensione delle aree verdi per abitante nel comune è passata da 27,90 mq a 36,89 mq, con un aumento del 25% circa di spazi verdi per residente. In particolare nel 2008 il verde attrezzato (con giochi per bambini, campi polivalenti, piste ciclabili, ecc.), ha avuto un incremento di altri 60.728 mq. Per questo Abitare Mestre 2010 si chiude con un focus dedicato a Forte Marghera, perno di un’area di 50 ettari che può realmente divenire il simbolo della città ecologica del futuro. Tutti si sono dichiarati d’accordo che oggi sia necessario ottimizzare l’uso di energie e di materie prime; ridurre al minimo le emissioni di inquinanti e il riciclaggio dei flussi che circolano all’interno dei sistemi produttivi; ridurre la dipendenza dalle risorse energetiche non rinnovabili e in particolare delle energie fossili per lottare contro i cambiamenti climatici. Il prof. Ignazio Musu, esperto di Economia Ambientale di Ca’ Foscari, ha ribadito che in Italia il filone “urbano” della Green Economy sta dando segnali interessanti, ma “il problema principale è rappresentato ancora dalle industrie che fanno molto poco per l’ambiente”. Le città, nel loro complesso, devono affrontare quella che si potrebbe definire la quarta rivoluzione industriale: la prima fu quella del carbone e del ferro, la seconda quella del petrolio e della plastica, la terza dell’informatica – ben lungi dall’essere terminata -, la quarta è la rivoluzione verde: l’economia quindi deve decarbonizzarsi. In Italia, su pressione delle direttive europee e per effetto della liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, si è aperto uno spazio nuovo, per recuperare il gap con il resto d’Europa in tema di economia verde, ovvero dell’economia delle fonti rinnovabili legate al solare, all’eolico e al geotermico. Perchè Mestre non dovrebbe poter imparare da Friburgo, la città tedesca all’avanguardia in Europa in tema di economia sostenibile? A Friburgo il riciclaggio e l’uso delle fonti rinnovabili sono la norma, la rete dei mezzi del trasporto pubblico è estesa e le biciclette sostituiscono le auto. L’utilizzo di materiali che assicurano l’isolamento termico degli edifici consente di risparmiare molta energia. Dietro a questi interventi ci sono investimenti nella ricerca e ci sono molte persone occupate nei vari settori dell’economia verde, che creano un grosso mercato e presentano grandi prospettive per il futuro. Friburgo è una città con circa 200 mila abitanti, poco più di Mestre. Mestre e Marghera vivono una stagione di straordinaria trasformazione, c’e un decennio di tempo per dar vita alla Città Ecologica, partendo dalle bonifiche dei siti inquinati di Porto Marghera, con tempi e costi certi, avviando cosi la ciclopica riconversione delle aree dismesse. In quest’ambito troverebbe spazio anche quella moltitudine di professioni improntate sull’innovazione, che potrebbero contare su un polo come il Vega e sull’università di Via Torino. Innanzi tutto è necessario capire cosa si intende con l’aggettivo “ecologico”, un termine molto utilizzato oggi con accezioni assai differenti. Alcuni si concentrano su norme pragmatiche che si dovrebbero adottare nella pianificazione urbanistica [F. Archibugi, 2002], altri considerano il termine il pivot di un nuovo paradigma economico e sociale con capacità di incidere nella realtà urbana molto di più di uno strumento urbanistico [A. Gorz, 2009]. Tutti sono d’accordo che oggi sia necessario ottimizzare l’uso di energie e di materie prime; ridurre al minimo le emissioni di inquinanti e il riciclaggio dei flussi che circolano all’interno dei sistemi produttivi; ridurre la dipendenza dalle risorse energetiche non rinnovabili e in particolare delle energie fossili per lottare contro i cambiamenti climatici. “Fino a quando l’ecologia non è diventata la leva su cui poggiare le speranze di una via d’uscita dall’empasse economico globale, la contrapposizione tra ambientalismo e tessuto economico è rimasta netta. Ora quel contrasto assume toni molto più sfumati” [T. Gelisio e M. Gisotti, 2009]. La rivoluzione della Green Economy è quindi obbligata e può portare ad un miglioramento nella qualità della vita delle persone, aiutando il rilancio del sistema economico dopo la profonda crisi dell’ultimo biennio. Se Mestre è la città delle opportunità che sta chiudendo i conti con il Novecento, la “rottamazione” proposta nello studio Abitare Mestre 2010 va letta sicuramente come esercizio teorico estremo, ma può rappresentare una provocazione intellettuale per ridisegnare un territorio non sovrapponendo stratificazioni di strumenti urbanistici, ma valorizzando nuovi paradigmi economici e sociali, ambientali e culturali, per dar vita alla Città Ecologica degli anni 2000. [ Data di pubblicazione: 10 febbraio 2010 ]
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